La leggenda di Maja

Il massiccio della Majella, con la sua forma inconfondibile che pare guardare a volte le distese azzurre dell’Adriatico e altre il rilievo del Gran Sasso, è un posto speciale, carico di una sua energia. Che l’Abruzzo fosse terra già colonizzata dai Greci è forse poco noto, ma che molti dei suoi monti siano scenario di miti classici è un segreto di pochi. Come recita la poesia di Mario Lolli,

Racconta una vecchia ed amara leggenda
che Maia, la figlia d’Atlante, stupenda,
scampata al nemico fuggì dall’oriente
con l’unico figlio ferito e morente.
Raggiunto d’Italia un porto roccioso,
sfruttando le forre e il terreno insidioso, 
condusse il ferito, vicino al trapasso,
in alto lassù sopra il monte Gran Sasso.

A nulla giovaron, nell’aspra caverna,
le cure profuse da mano materna:
al giovane figlio volò via la vita
lasciando alla madre una pena infinita.
E proprio quel monte d’Abruzzo nevoso
racchiuse la salma all’estremo riposo. 

Il grande dolore di Maia la diva
escluse al suo cuore la gioia istintiva;
non ebbe più pace, non valse l’apporto 
dei propri congiunti a darle conforto.
Sommersa dal lutto, sconvolta dal dramma,
non ebbe più pianto, non era più mamma.
Di vivere ancora non ebbe coraggio:
si spense nell’ultima notte di maggio.

Un mesto corteo con fiori per Maia 
salì a seppellirla in un’altra giogaia,
rimpetto alla tomba del figlio adorato
strappato alla madre dal barbaro fato.
E quella montagna, al cospetto del mare,
d’allora MAIELLA si volle chiamare.

“AMARO” ebbe nome la vetta maggiore 
per dare risalto al materno dolore.

Questa grande “montagna madre”, che sorveglia in silenzio le dolci colline adriatiche regalando lo spettacolo delle sue forme innevate molti mesi l’anno, nasconde valli e boschi d’un verde intenso che meritano di essere scoperte con la bicicletta. Inoltre fa parte del massiccio anche il celeberrimo Blockhaus, storica salita del Giro d’Italia, e molte delle sue strade sono state teatro di epiche scalate nel ciclismo sportivo.

Il percorso

Il giro che vi proponiamo è un anello panoramico con partenza e arrivo a Sulmona, tutto su asfalto. Si tratta di un percorso perfetto per la bici da corsa, tutto su strade a bassissima percorrenza automobilistica a parte il ritorno a Sulmona sulla Tiburtina, dove è possibile effettuare allunghi così come scalate appaganti e discese vertiginose. Il dislivello è concentrato per lo più nei primi 20km, da Pacentro a Passo San Leonardo, dopo il quale inizia una lunghissima caduta in picchiata fino alla valle del fiume Tirino, dalla quale si seguono i saliscendi della Tiburtina per chiudere l’anello.

  • distanza: 84km
  • dislivello: 1700m+
  • fondo stradale: asfalto

Sulmona: da Ovidio ai confetti

Ideale partenza del nostro giro, Sulmona è un importante crocevia fin dall’epoca romana. Infatti fu anche luogo natale del grande poeta latino Ovidio, la cui statua troneggia nella piazza centrale. Distesa in una vallata ai piedi della Majella, Sulmona è un grazioso centro ben collegato dalla linea ferroviaria Roma-Pescara, ed è quindi raggiungibile da entrambe le città con treni regionali che hanno servizio di trasporto bici al seguito (e in Abruzzo il supplemento bici è gratuito!).

Altro vanto della città sono i celebri confetti, tradizione dolciaria millenaria che nel tempo si è evoluta con la preparazione di splendide bomboniere a fiori – oltre alla deliziosa cucina locale, che merita senz’altro più di un approfondimento!

Pacentro

Lasciata Sulmona, attraversiamo la trafficata Statale 17 per fare ancora qualche chilometro in pianura. Di lì a poco inizia la scalata per il bellissimo borgo di Pacentro, a quota 690 metri. La salita è ancora graduale e moderata, e le forme innevate del massiccio della Majella si fanno sempre più vicine. L’aria è frizzante e respirabile, la strada sgombra e solo qualche auto sporadica ci sorpassa. Pacentro può essere ritenuto uno dei centri geografici della Majella, un paesino di poche anime e antichissime tradizioni gelosamente conservate. Castello medievale, campanili in pietra viva e vicoli sassosi scandiscono una prima sosta senz’altro dovuta, se non altro per riempire le borracce e fare quattro chiacchiere con gli anziani in piazza. Ma la salita è appena iniziata.

Il Valico di San Leonardo e Sant’Eufemia a Majella

La SR87 ha il problema di essere interrotta per frane sulla carreggiata da almeno due anni. Ma questo problema è in realtà una benedizione per ciclisti e cicloturisti, che hanno a disposizione chilometri e chilometri di strade montane chiuse al traffico (ci sono due transenne per il restringimento carreggiata, facilmente aggirabili in bici) nell’incanto della Majella. La strada sale su nervosa a tornanti, regalando finestre e scorci improvvisi, mescolando il verde intenso dei boschi alle tinte più chiare e bruciate dei pascoli, fino al bianco accecante della neve, che oltre una certa quota rimane fino a primavera inoltrata. Silenzio, pace, solo l’incedere regolare dei copertoni sull’asfalto. Questo è senza dubbio il tratto più spettacolare dell’intero percorso. E quando arriviamo ai quasi 1300 metri di Passo San Leonardo, lo scenario che ci si apre è quasi commovente.

La discesa per Caramanico

Da questo in poi non ci sono fotografie: le mani sono troppo impegnate sulle leve freno, gli occhi rigati di lacrime dalla vertiginosità della discesa, mentre sullo sfondo Majella lancia sguardi vezzosi al Gran Sasso. Vedere le sagome dei due monti scambiarsi effusioni da millenni, mai appagati dalla loro millenaria distanza, è ancora più affascinante proprio perché non può essere goduto appieno, impegnati come siamo dai tornanti a più di 60kmh. Passiamo così Sant’Eufemia, Roccacaramanico e il vivace centro di Caramanico Terme, nota località termale a due passi da una serie di splendidi itinerari escursionistici nella Valle dell’Orfento e del percorso degli eremi celestiniani. Altro motivo per organizzare una vacanza outdoor da queste parti è senza dubbio il Cammino di San Tommaso, una rotta di pellegrinaggio che attraversa l’Abruzzo da Ortona a Roma per tutti i luoghi della vita del Santo.

Gli ultimi saliscendi e il ritorno a Sulmona

Ma il nostro percorso ad anello non ha ancora finito di stupirci. Dopo Caramanico la discesa comincia a esaurire la sua potenza, e troviamo ancora qualche saliscendi tra le dolci colline dell’entroterra pescarese. Il profilo della Majella continua ad accompagnare la nostra pedalata da lontano, ma il paesaggio è decisamente cambiato: è tornato un verde più chiaro, quello dei filari di vigneti, e anche la temperatura è risalita. Ci immettiamo quindi nella SS5 Tiburtina, dove costeggiamo il fiume Tirino fino a Popoli, dove pure possiamo finire il nostro giro accorciandolo col treno per tornare a Sulmona, oppure farci a passo sostenuto gli ultimi km di saliscendi lungo la non bellissima SS17.