In Veneto c’è una barca che è come una madre: accoglie, offre gli strumenti per andare e ristora. E’ la motonave più confortevole mai concepita per le crociere fluviali: 20 comode cabine per un totale di 40 posti. Scafo largo adeguato ai fondali bassi e tetto reclinabile per passare sotto i ponti. Una moderna e lussuosa chiatta, in definitiva, con rastrelliere portabici a bordo e cucina professionale come nei migliori hotel di alta gamma a vocazione gourmet. Porta il nome della madre di tutti, preceduto da un vocativo di saluto, un battesimo sintetizzato in una preghiera: Ave Maria.


Questa barca è di proprietà di Girolibero, https://www.girolibero.it/it/viaggiare/attivita/bici-e-barca,
il tour operator di Vicenza specializzato in viaggi in bici il cui titolare, Pierpaolo Romio, vent’anni fa fu lungimirante nel prevedere la crescente tendenza del turismo lento (scommessa vinta) ed è rimasto tuttora lo stesso inguaribile entusiasta orientato ad ampliare ancor più il parco bici e la flotta navale (scommessa quasi vinta), avendo messo in cantiere un’altra imbarcazione che vedrà presto il suo varo e avrà un nome altrettanto accogliente, come una località vicina a Jesolo: Portegrandi.
Ave Maria salpa e ormeggia nel Tartaro Canalbianco Po di Levante, il corso d’acqua lungo quasi 150 chilometri che scorre parallelo al Po.

Come in un parco divertimenti

Noi siamo partiti da Zelo (Rovigo) vicino al mare Adriatico, il venerdì sera per raggiungere Mantova il sabato sera un po’ pedalando e un po’ navigando. Michela, l’ottima guida che ci accompagnava durante il tour, ci ha preparato (e si è sempre premurata che fossero cariche) le e-bike per le escursioni, fornito caschetto e lucchetto e fatto pedalare lungo gli argini e in mezzo alla campagna. Abbiamo corso fiancheggiando distese di verde coltivato a soia e grano, casolari dai camini a dado, pioppeti e fossati, incontrando negli incroci anche qualche edicola votiva.


La prima tappa del nostro itinerario prevedeva la visita al caseificio sociale Ballottara di Bergantino
https://www.granapadano.it/it-it/caseificio-sociale-ballottara-sca.aspx, che produce Grana Padano e fa parte dell’omonimo consorzio. La visita guidata nel deposito di stoccaggio delle centinaia di forme sistemate una sopra l’altra per la stagionatura, ha naturalmente coinciso anche con una pausa ristoro.

Dopo circa un’oretta, risaliti in sella, ci siamo diretti alla volta del Museo Storico della Giostra che si trova a Palazzo Strozzi, nel centro storico di Bergantino, http://www.museodellagiostra.it/mep/it, paese che rientra nel cosiddetto “distretto della giostra”. Il museo è un luogo incantevole per definizione perché contiene racchiuso, come in una boîte à musique, tutto lo scibile dell’antica arte dello spettacolo viaggiante. Un ambiente trasfigurato da un allestimento coinvolgente e immaginifico: un percorso storico visivo che racconta per suggestioni – anche attraverso riproduzioni in scala, ma soprattutto con autentici cimeli – i parchi divertimento di tutte le epoche, le attrazioni itineranti che hanno segnato la grande tradizione culturale italiana, a cominciare dagli antichi caroselli e teatri di burattini e marionette per arrivare alle giostre di vertigine dei moderni luna park.

Mantova e il Lago dei Fiori di loto

Al rientro, nel pomeriggio prima dell’imbrunire, abbiamo pedalato in direzione Ostiglia, che sorge proprio al confine tra il territorio rodigino e mantovano. Risaliti a bordo dell’Ave Maria e riposte le bici, abbiamo gustato un aperitivo e la cena, mentre la barca proseguiva lentamente con la prua diretta a Mantova dentro lo scenario di un tramonto struggente. L’attracco che ci attendeva era a Porto Catena, a pochi minuti a piedi dal centro di Mantova, dove siamo scesi per ammirare la città dei Gonzaga by night.


L’indomani mattina alle 9 eravamo tutti di nuovo in sella per pedalare un’altra dozzina di chilometri diretti, stavolta, al Santuario della Beata Vergine delle Grazie di Curtatone (http://www.santuariodellegraziecurtatone.it/santuariodellegraziecurtatone/Home.html).


Lasciate le bici in barca – non l’Ave Maria di Girolibero, ma una motonave appositamente attrezzata per il trasporto dei mezzi a due ruote durante l’attraversata del Lago Superiore dei fiori di loto – ci siamo dedicati alla visita del santuario: una chiesa singolare, che esternamente ha un piazzale dipinto da madonnari, e dentro è talmente piena di ex voto e di statue in cartapesta a grandezza naturale, che impressionano a vederle tutte in sequenza una dietro l’altra, in quanto riproducono dei condannati a morte con una breve descrizione in rima sottostante. Ma non è tutto: in alto, sopra la navata d’ingresso, penzola a mezz’aria un coccodrillo imbalsamato, con tanto di coda e fauci aperte, questo sì esemplare autentico e non riproduzione.


Al termine della visita in chiesa, il nostro gironatura è proseguito in navigazione sulle valli del Mincio, area protetta e Parco Naturale, che d’estate si riempie di fiori di loto, che sono una meraviglia da vedere in piena sbocciatura, con le grandi foglie rotondeggianti verde smeraldo e i petali rosa intenso. La motonave ibrida che ci ha trasportato era dotata di una specie di gru paranco che consente di caricare e scaricare comodamente le biciclette.


Giunti a terra e rimesso il caschetto per pedalare nuovamente, ci siamo diretti a Palazzo Te, http://www.palazzote.it/index.php/it/, dove fino al 6 gennaio 2020 è allestita la mostra “Giulio Romano, arte e desiderio”: una esposizione che esplora il Rinascimento italiano attraverso la pittura e la scultura di soggetti erotici.


Al termine, siamo risaliti sulla motonave Ave Maria ma stavolta per salutarla. Ci ha accolto con un pranzo delizioso preparato dagli chef di bordo, che ci hanno sempre deliziato con ottime cene e squisiti dessert anche nelle sere precedenti. Ingredienti di prima scelta, tanta passione e piacere della condivisione: questa – rivelano – è l’unica ricetta vincente. Esattamente il segreto di Girolibero per le sue minicrociere fluviali che sono diventate un successo: far divertire le persone un po’ navigando, un po’ pedalando, un po’ mangiando. Sul Po.