Amici di Viagginbici.com oggi vi proponiamo un’escursione in bicicletta che vi permetterà di conoscere i segreti custoditi nella Valle di Lanaitto in Sardegna.

Un silenzio rotto solo dal canto degli uccelli che qui hanno trovato un’oasi di pace, e si fanno ammirare mentre compiono le loro danze. I rumori della città non si sentono più, le strade smettono di scorrere sotto i nostri piedi e lasciano il posto a viottoli sterrati stretti e tortuosi. Un luogo così, che sembra essersi fermato a cento anni fa, quando per spostarsi si usava il carretto trainato dagli asini e il cammino iniziava sulle mulattiere, deve essere visitato, perché permette di entrare in un’altra dimensione.
Ci troviamo a Supramonte di Oliena, in Barbagia, al confine con Dorgali, fra imponenti dorsali calcaree che hanno creato canyon, crepacci e grotte che renderebbero il paesaggio lunare, se non fosse per la rigogliosa vegetazione dalle mille sfumature di verde che ti abbraccia mentre percorri i sentieri battuti dai turisti.

Il modo migliore per scoprire e conoscere la Valle di Lanaitto è inforcare la bicicletta e lasciarsi suggestionare non solo dalla natura che ti inghiotte, ma anche dalla storia: proprio in queste zone, infatti, sono state rinvenute le prime tracce dell’uomo sull’isola. Insieme alle guide ambientali, che ci accompagnano durante l’escursione, partiamo dalle sorgenti di Su Gologone e iniziamo a pedalare. Lo sterrato è un continuo saliscendi intervallato da brevi periodi di piano, e siamo ben felici di aver ascoltato il consiglio dei nostri tour leader, che hanno suggerito ai meno esperti di scegliere le e-bike, così da poter sostenere tranquillamente il percorso senza correre il rischio di perdere la testa del gruppo. Dopo circa tre quarti d’ora di pedalata inframezzata da soste per poter fotografare la magnifica valle che si apre sotto ai nostri occhi, ci siamo fermati per visitare il complesso nuragico di Sa Sedda e Sos Carros, punto di passaggio dei carri.

All’interno del sito, risalente alla tarda età del bronzo e alla prima età del ferro, abbiamo potuto osservare numerose capanne edificate a pianta circolare e ovale. Riprese le bici, percorrendo un sentiero che si snoda tra olivastri, tassi, aceri e ginepri, ci siamo diretti verso le grotte di Sa Oche (la voce) e su Bentu (il vento), considerate tra le più grandi d’Europa e collegate tra loro. Le due spelonche, che devono il loro nome ai fenomeni carsici che hanno creato nei millenni un luogo in cui la brezza corre sull’acqua così forte da imitare un ululato, presentano cavità lunghe chilometri e sale alte sino a cento metri decorate da innumerevoli stalattiti e stalagmiti, gallerie e pavimentazioni ricoperte da cristalli affilati, e sono ricche di laghetti naturali e spiaggette.

Più a sud si trova la grotta di Corbeddu, che deve il suo nome al famoso bandito ottocentesco che la utilizzò come rifugio all’epoca della sua latitanza durata ben diciotto anni, dal 1880 al 1898. Dopo aver ammirato le meraviglie storiche e naturalistiche presenti nella valle, ci siamo avviati alla volta di Su Gologone attraverso un differente sentiero, tra ulivi secolari, capre e asini, potendo godere di un nuovo e diverso paesaggio. Abbiamo raggiunto la nostra meta con una mezz’ora di pedalata su stradine sterrate e viottoli acciottolati.


L’itinerario che abbiamo percorso attraverso la Valle di Lanaitto richiede circa mezza giornata, tempo necessario per effettuare l’escursione con tranquillità potendosi fermare, di tanto in tanto, a fare delle foto. I ciclisti esperti si divertiranno davvero molto su questo tracciato, mentre il consiglio da dare a chi non fa spesso ciclotour è quello di affidarsi a una e-bike, perché grazie alla pedalata assistita potranno concludere il percorso senza affaticarsi.

Chiara Volontè