In principio era la bicicletta, poi si è affermata la mountain bike e adesso si è consacrata nei mercati di tutto il mondo l’ultima evoluzione che ha portato alle fat bike, con ruote che montano pneumatici la cui sezione deve essere di almeno 94 millimetri e cerchi più larghi di 44 millimetri. Si tratta di mezzi che in realtà hanno fatto capolino per la prima volta già nei primi anni del 900, quando furono inventate per pedalare sulla neve. Ma si trattava di modelli rudimentali. Poi alla fine degli anni Ottanta questa tipologia di mezzo si è progressivamente affacciata sul mercato, conquistando comunque sempre una nicchia senza mai dilagare: si dice che la prima fat bike vera e propria sia stata inventata nel 1989, grazie a Simon Rakower, che gestiva una piccola azienda in Alaska. La moda poi è esplosa però nel 2015, quando pian piano questi mezzi sono stati venduti in numero sempre maggiore fino a diventare oggetti del desiderio, nonostante la loro mole piuttosto imponente. Si capisce quindi perché il nome fat bike, la cui traduzione in italiano è bici grassa: mezzi più imponenti su ruote decisamente più massicce. Ma attenzione: non si tratta di una moda che fa leva sull’estetica, bensì sulla praticità. E il motivo è semplice: la sezione maggiorata del pneumatico consente un’aderenza al terreno e una totale stabilità, mentre la bassa pressione che viene fornita a queste grasse ruote – varia da uno 0,5 a 1,0 bar – permette di “scivolare” su superfici morbide e in caso contrario impraticabili, come la sabbia, il fango, la neve; oppure su terreni decisamente impervi come possono essere le traversine dei binari o i greti dei fiumi. E non si pensi che grasso vuol dire pesante. In questo caso la fat bike, come d’altronde tutti gli altri modelli di bici, da quando si è imposta sui mercati presenta una vasta gamma di tipologie, di prezzi e di peso: si parte da circa 200 euro e si può arrivare a qualche migliaia di euro per i modelli in carbonio da pochi chilogrammi. La scelta non manca, insomma, e cominciano a spuntare anche i primi modelli a pedalata assistita oppure quelli che hanno gli ammortizzatori sia posteriori che anteriori.

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E sono numerose le possibilità di salire sopra questo tipo di bici per fare dei tour: in Val Gardena, a Santa Cristina, seguendo i sentieri e accompagnati da una guida, è possibile scoprire il Monte Pana e l’Alpe di Siusi sotto le stelle. A Livigno si possono provare sia sulla pedonale battuta che si snoda per oltre 20 chilometri lungo tutto il paese, sia sui sentieri più impervi. Itinerari suggestivi anche nella zona di Folgaria, Lavarone e Lusérn, qui addirittura si può andare sulla bici sulla neve di notte: partenza al tramonto per vedere gli scorci delle montagne e poi immergersi nella bellezza della natura notturna. E ancora: sempre in sella alle fat bike si può andare alla scoperta al Lido di Venezia; spiaggia, mare, ville liberty e oasi naturalistiche. Il divertimento è garantito, non basta che salire in sella e provare.

Foto by alpecimbra.it