percorso in bicicletta lungo la vecchia ferrovia Voghera Varzi nel cuore dell’oltrepo pavese

Si dice che il destino dell’Oltrepò come terra di grandi vini fosse già insito nella sua forma “a grappolo”. Ma in questo vasto triangolo di terra stretto tra le province di Alessandria e Piacenza, che partendo dal Po s’insinua fino all’Appennino ligure-emiliano, non esistono soltanto le vigne note per le uve dalle quali nascono, tra gli altri, il Barbera, la Bonarda e il Buttafuoco. Si tratta, infatti, di una terra dal paesaggio incredibilmente vario e interessante: dai campi a perdita d’occhio che ricoprono la pianura a sud del Po alle dolci colline ricoperte di vigne, fino alle alture del sud, coronate da fitti boschi di querce e di acacie. Una terra attraversata da sentieri cicloturistici ed escursionistici ed è su uno di questi che vi porterò oggi.

L’uscita in bicicletta che vi propongo è un “sentiero” particolare, è il percorso della vecchia ferrovia che collegava Voghera a Varzi,  circa 32 km, con delle pendenze lievi che permettono a tutti di percorrerla.

SI PARTE DA VOGHERA….duomo voghera

Situata ai piedi delle colline, tra l’Appennino e la pianura, Voghera è l’ideale porta di accesso per questo viaggio nell’Oltrepò, essendo  facilmente raggiungibile sia in auto (A7 e A21) che con il treno delle ferrovie dello stato.  Voghera oltre ad essere conosciuta come accesso all’oltrepò è forse ancora più famosa nel mondo per aver dato i natali a quello che è considerato uno dei nostri più grandi stilisti di moda: Valentino Clemente Ludovico Garavani, meglio noto come Valentino.

La partenza del nostro giro è in Piazza Duomo, quindi si percorrono Via Garibaldi, si attraversa il Ponte Rosso e si continua su Via Negrotto Cambiaso e Strada Ca’ Bianca, e qui si imbocca la ex ferrovia e al si segue sino a Cascina Nuova; da qui, su strada di campagna, si raggiunge Codevilla.  Da qui arriveremo all’antica località termale di Rivanazzano, già conosciuta e sfruttata dai Romani e dove a tutt’oggi sgorgano le acque salsobromoiodiche e sulfuree curative.

….PASSANDO PER NAZZANOabbazia sant'alberto Budrio

Proprio in cima alla collina che si trova di fronte a Rivanazzano, sorge il borgo di Nazzano, dominato dall’omonimo castello risalente al Mille, con la sua altissima torre. Da qui, la vista sulle colline e sui vigneti è magnifica e vale la pena fare la fatica di salirci.

Da Nazzano si scende a Salice Terme, nota località termale e dopo aver superato Godiasco, si continua verso Ponte Nizza alla scoperta di questo territorio dalla varietà incredibile e della sua storia, testimoniata dai tanti castelli e dalle rocche che restano a dominarne il paesaggio dall’alto dei colli.

A cinque chilometri da Ponte Nizza, è doverosa una piccola deviazione verso l’abbazia benedettina di Sant’Alberto di Butrio, in stile romanico. Nel corso dei secoli, stando a quel che si dice, Il luogo ha attirato nientemeno che Federico Barbarossa ed Edoardo II d’Inghilterra. Il primo nucleo della chiesa fu costruito nel secolo XI da Obizzone Malaspina per un monaco eremita di nome Alberto, che secondo alcuni faceva parte della stessa famiglia.

Oggi, l’abbazia, circondata dai boschi, è costituita da tre piccole chiese intercomunicanti tra loro: Santa Maria, Sant’Alberto e Sant’Antonio. I suoi cortili tranquilli, con una magnifica vista sulla natura circostante, sono il luogo ideale per riposare per qualche momento il corpo e lo spirito.

…E SI ARRIVA A VARZIvarzi centro storico

Da Ponte Nizza fino a Varzi, sono una decina di chilometri e il tracciato della ferrovia “appare” e scompare, tra le strade di campagna, ma potete arrivare fino alla fine, stando su strade sterrate anche se non conservate nel migliore dei modi.

Il ritorno avviene per la stessa strada, ovviamente non prima di aver assaggiato una fetta del famoso salame di Varzi o quello che può essere considerato il piatto tipico della gastronomia varzese:  “i ravioli”.

DA NON PERDERE I RAVIOLI DI VARZI

Vengono preparati in casa nelle occasioni speciali e la ricetta prevede il brasato, cotto nel vino rosso con cipolle affettate, qualche foglia di alloro, una grattata di noce moscata e una manciata di pasta di salciccia, sta alla base del ripieno come pure del condimento dei ravioli “alla varzese”.

Quelle che vi proponiamo qui di seguito sono due deviazioni dal percorso della vecchia ferrovia, e che consigliamo solo a quelli più allenati.

E’ POSSIBILE DEVIARE:castello oramala

Partendo da Varzi si può salire verso quello che è  uno dei castelli più significativi dell’Oltrepò, la cui storia è legata, come quella di molte altre fortificazioni della zona, a quella della famiglia Malaspina, che regnò a lungo su queste terre a partire dall’anno Mille: il castello di Oramala, che si erge a oltre 750 metri di altitudine, dominando l’intera valle dello Staffora. Una volta arrivati a Oramala, si prosegue per Panzini e si rientra nel percorso oriinale a Ponte Nizza. Questa deviazione misura circa 17 km.

Partendo da  Godiasco e prendendo la deviazione la valle del torrente Ardivestra. Dopo circa 9 km si incontra  l’imponente castello di Montesegale, arroccato su una collina in prossimità del paese, una posizione strategica dalla quale si riusciva a controllare la valle.  Il castello trecentesco, nonostante i successivi rimaneggiamenti, conserva ancora oggi la sua impronta medievale e si presenta come un insieme di corti ed edifici di epoche diverse racchiusi da una massiccia cinta fortificata dotata di torri quadrate e di mura scarpate con merlatura. Essendo proprietà privata per visitarlo bisogna chiedere informazioni al comune.

 

 Giordano Roverato