Fa caldo? Mettetevi il casco. No, non siamo sadici né vogliamo farvi morire di caldo sotto al sole estivo. Diciamo solo una cosa reale: il casco non protegge solo dagli impatti, ma ripara pure dal caldo. Proprio così. Togliamo, quindi, un altro dubbio a chi ancora abbia delle remore ad indossare un casco quando pedala. Il casco serve a proteggere la testa a varie velocità. È dimostrato ovunque e tanto più in città dove qualcuno ha ancora il dubbio. Proprio in città così piena di spigoli e ostacoli dove si rischia di finire in caso di incidente.

Come scegliere un casco

Non è detto che si debbano spendere cifre folli, però basta saper scegliere e trovare il modello adatto alle proprie necessità. Ad esempio, a chi si muove in città non occorre il casco superleggero da corridore professionista.
È anche diversa la posizione in sella, con la testa meno protesa in avanti, è più facile sopportare qualche grammo in più.

Di caschi ce n’è diversi modelli e per diverse discipline.

Oltre a quelli stradali, solitamente ricchi di prese d’aria, ci sono i caschi da mountain bike, che assomigliano spesso ai primi e sono dotati di una visiera che aiuta la visione quando il sole si infila tra gli alberi e proteggere meglio il volto anche dai rami bassi.

Poi ci sono i caschi da città.

Generalmente più compatti e con prese d’aria meno marcate oppure chiudibili con calotte aggiuntive quando la temperatura è più bassa e ci si vuole proteggere dal freddo (o dalla pioggia). Alcuni di questi modelli hanno la possibilità di essere in qualche modo “piegati” per poterli trasportare una volta parcheggiata la bicicletta. Permettono di ridurre lo spazio di ingombro senza perdere in sicurezza quando si indossano.

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A proposito di sicurezza

Un casco è, a tutti gli effetti, un dispositivo di protezione e quindi soggetto a leggi dedicate. Al di là della foggia e dei colori, la sua funzione di base è proprio quella di proteggere la testa in caso di impatto. Per questo motivo, per poter essere venduto sul territorio europeo, deve essere omologato secondo le normative in vigore che prevedono il superamento di test di impatto piuttosto importanti.
Il casco deve assorbire l’urto, distribuendolo il più possibile sulla calotta che si può rompere ma non si deve frantumare. È importante che sia in grado di sopportare anche impatti successivi. Per questo motivo i caschi solitamente sono composti da due parti: la calotta esterna e quella interna. Quest’ultima è realizzata in materiale poliuretanico di densità calcolata per assorbire l’impatto. Alla calotta esterna, accoppiata mediante procedimento di fusione (nei modelli in-mold) a quella interna, è demandato il compito di tenere insieme il casco negli impatti successivi. Per questo motivo viene realizzata in materiale piuttosto elastico.

Alcuni modelli sono dotati di una rete interna affogata nell’espanso di protezione. È un accorgimento in più che permette di ridurre anche il materiale utilizzato per avere lo stesso livello di protezione riducendo il peso. Altri caschi, più elaborati hanno anche un sistema di doppia calotta interna per distribuire ancora di più gli urti, ma attualmente si sta andando verso soluzioni più compatte che si sono rivelate molto sicure.

Un esempio di rete interna di irrobustimento

Grande attenzione va posta, poi, al sistema di ritenzione, quello che comunemente viene chiamato “il cinghietto”. In realtà è un sistema più complesso dove il cinghietto di chiusura è solo la parte terminale di una struttura che permette al casco di calzare bene sulla testa, senza muoversi, ma senza costringere diventando fastidioso.

I modelli più evoluti possono avere due o tre misure di calotta e poi lasciare la regolazione di fino al sistema interno che consente di regolare la calzata micrometricamente sul cranio. La regolazione del sistema di aggancio non è solo una questione di comodità ma anche di sicurezza. Da questo sistema dipende la stabilità del casco sulla testa che, in caso di caduta, deve rimanere ben fermo proteggendo le parti più vulnerabili senza scoprirle. Sebbene tutti i modelli siano molto adattabili (anche con gommapiume interne che migliorano la stabilità) sarebbe bene fare una prova prima di procedere all’acquisto.

Aria, aria!

No, un casco non fa morire di caldo, lo abbiamo detto all’inizio e lo ribadiamo ora. Anzi, può risultare anche più fresco che a non indossarlo e non è un paradosso. Nei modelli da corsa, specialmente in quelli da mountain bike dove la velocità è più limitata, ci sono delle canalizzazioni interne e spesso vengono studiate soluzioni di ventilazione forzata che estraggono il calore dalla parte posteriore forzando l’ingresso di aria fresca dalla zona frontale. È quello che viene chiamato “effetto Venturi” e la ventilazione forzata può essere un bel vantaggio. Ovviamente non aspettatevi miracoli ma non temiate di morire di caldo.

Un sistema di regolazione della taglia

Occhio agli insetti

Alcuni caschi sono dotati di retina anti insetti. Si tratta di una protezione messa in corrispondenza delle feritoie d’aerazione anteriori per evitare che vi si possano intrufolare ospiti indesiderati e fastidiosi. Soprattutto chi non ha capelli apprezza, ma anche per gli altri può essere una comodità. C’è da dire che la retina anti insetti non è molto diffusa perché limita, in parte, anche l’ingresso dell’aria. Ma si va anche nel campo delle scelte personali ed è bene sapere della possibilità in più offerta da alcuni modelli.

Quanto costa?

Non c’è una cifra di riferimento per la sicurezza e nemmeno serve andare sui modelli più costosi che, certamente, hanno dei vantaggi, a cominciare dalla leggerezza perché utilizzano materiali più leggeri (di conseguenza, costosi), ma qui bisogna anche mettere in conto quanto tempo si passa in bicicletta e magari andare verso il giusto compromesso.

Indossare sempre il casco

La cosa peggiore che si possa fare con un casco è non usarlo. E questo prescinde dalla velocità con cui si sta pedalando: in bicicletta si è comunque soggetti a prendere colpi sul capo in caso di incidente. La testa pesa e ad andar giù dalla bici è impossibile da frenare. Meglio essere protetti e, soprattutto, non dar retta a chi ancora oggi, lascia passare messaggi di dubbio sull’effettiva efficacia del casco.

Se pure vi dovesse venire addosso un treno preferireste avere il casco o no? Anche nell’eventualità peggiore una chance alla fortuna va data. Sempre.

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Ultimo aggiornamento 2019-08-22