Un giro impegnativo e ricco di soddisfazioni,

fatto prevalentemente di strade secondarie e sentieri sterrati da cross-country, che insieme all’estenuante andamento in saliscendi regala strade dagli scorci meravigliosi e snobbati dal traffico automobilistico, anche nei tratti su asfalto.

La zona battuta è quella dell’Abruzzo meno noto,

in costante transito coi confini laziali, quella compresa

tra i Monti della Duchessa e la Val di Varri, tra Borgorose e Tagliacozzo.

Ci sono due modi di arrivare alla traccia gpx: uno in treno, scendendo alla stazione di Tagliacozzo lungo la linea ferroviaria Roma-Avezzano-Pescara, e prolungare il giro di una decina di km complessivi tra andata e ritorno, facendo il solo anello con partenza da San Donato; l’altro in macchina, magari prendendo come riferimento l’area industriale Spedino – Torano per parcheggiare, dove ci sono due succulenti punti di ristoro: il Birrificio del Borgo, e una macelleria che effettua vendita diretta, per cui è pure possibile tornare con la spesa fatta.

I rifugi di Cartore e il lago della Duchessa

Da qui percorriamo qualche centinaio di metri di provinciale asfaltata per imboccare una stradina secondaria in leggera salita: passiamo sotto l’autostrada, e da qui la strada diventa progressivamente più bella, circondandosi di alture appenniniche innevate. Un paio di tornanti, e la strada si fa boscosa: una manciata di km e arriviamo ai rifugi di Cartore, da dove parte l’itinerario MTB per il Lago della Duchessa: ci troviamo a 950 m s.l.m., e di gennaio c’è troppa neve per proseguire ai duemila e rotti del lago, che affronteremo in primavera. Ai rifugi, ricavati da un paese abbandonato recuperato dalla comunità montana dei Monti della Duchessa, si può invece mangiare e dormire su prenotazione.

Verso la Val di Varri

Ma noi torniamo indietro verso l’anello della Val di Varri. Ripercorriamo a ritroso la strada verso l’area industriale e ci lanciamo in discesa sulla provinciale asfaltata, abbandonando quasi subito il suo traffico attraverso strade secondarie che attraversano paesi che paiono dimenticati dalla Storia con la esse maiuscola: l’autostrada è lì a fianco, eppure in questi borghi il tempo sembra essersi fermato, in senso antropologico tanto quanto in senso economico. E se per il turismo di chi ci abita questa non è una buona cosa, lo è per il cicloturista in cerca di tranquillità e di paesaggi genuini.

Dopo Torano, il senso di quieta desolazione aumenta: Villerose e Poggiovalle sono paesi ai quali si arriva a stento in automobile, e comunque ci si arriva solo se li si cerca: inerpicati su un costone di monte, ci regalano altro dislivello sia negativo (prima) che positivo (dopo, quando si risale sui mille metri): il silenzio assordante dei boschi è rotto solo dalle battute di caccia al cinghiale, dall’abbaiare dei cani e da qualche sparo.

La Val di Varri e il Cammino dei Briganti

Arrivati a Nesce, la strada che finora aveva alternato tratti sterrati ad asfaltati si ricompone e diventa panoramica. La Val di Varri è di fronte a noi, di fronte ci sono i paesini di Leofreni e Pescorocchiano. Saliamo ancora per imboccare la via di ritorno al giro di boa dell’anello: ci troviamo esattamente sull’altro versante dei monti costeggiati nel primo tratto, e ora pedaliamo sul versante che si apre sulla valle, più ventilato e luminoso. Passiamo così il paese di Val di Varri, tra vecchie insegne di uffici postali in disuso e abbeveratoi di animali riconvertiti in fontanelle pubbliche. Una lunga discesa ci riporta a fondo valle, passando il confine tra Lazio e Abruzzo. In questo tratto incontriamo più volte il cammino dei briganti, un trail percorribile sia a piedi che in MTB, percorrendone qualche km.

Tra Santo Stefano e San Donato

Ma occorre ancora dosare le energie: per il paese successivo, Santo Stefano, si sale di nuovo intorno ai mille, e di qui a San Donato c’è ancora (graduale) salita. E soprattutto, per riguadagnare il punto di partenza nei pressi di Torano (a meno che non si sia partiti dalla stazione di Tagliacozzo: in questo caso invece questa è l’ultima tappa del giro), occorre svalicare i 1200 metri prima di Marano dei Marsi: terre di Marsi, gente fiera e verace, che si arrocca sulle proprie posizioni.

Usciti da San Donato, seguiamo la strada in direzione del cimitero per prendere un sentiero sassoso in salita: la strada è ardua e segue tornanti ispidi, senza ripari, con panorama selvaggio e suggestivo. Ogni metro va guadagnato, anche in relazione al fondo sconnesso: ma lo spettacolo del Velino innevato una volta conquistato il passo non ha prezzo.

 

Il ritorno da Marano

D’inverno, la ripida discesa per Marano è innevata e tradisce il passaggio degli animali selvatici con le orme fresche: cervi, cinghiali, lupi. O cani molto grossi. Il paese segue geometrie ardite (occhio al ghiaccio, sempre d’inverno), e asseconda l’orografia del territorio proseguendo la discesa tra case in pietra grigia. E poi ancora discesa, stavolta su asfalto: si perde quota, si guadagna temperatura. Ci approssimiamo all’A24 per gli ultimi km di provinciale in pianura, con la mente già pronta all’imminente birra da tracannare al Birrificio del Borgo.

Il percorso

  • distanza: 67 km
  • superficie: sterrato 20% / sassoso 10% / asfalto 70%
  • dislivello: 1455 m
  • inizio: area industriale Spedino – Torano
  • fine: area industriale Spedino – Torano