Dal Colosseo ai Castelli Romani attraverso il Parco dell’Appia Antica

  • lunghezza: 28 km
  • dislivello in ascesa: 465 m
  • fondo stradale: asfalto, sterrato, basolato romano

traccia GPX

Uscire da una metropoli cresciuta negli Anni Sessanta col cemento del Sacco di Roma, dove le consolari sono state seppellite dall’asfalto di superstrade riservate al traffico pesante, non è un’impresa facile per il ciclista. Ma grazie all’opera di Antonio Cederna, nome probabilmente ignoto ai più, è sopravvissuta una cintura verde che collega il Colosseo al Parco Regionale dei Castelli Romani, fatta di larghe aree naturali, sentieri e tratti di strada romana.

Cederna è stato infatti un giornalista e ambientalista che legò il proprio nome all’istituzione del Parco Regionale dell’Appia Antica, una zona archeologica e naturalista unica al mondo perfetta per il cicloturismo capitolino.

Il percorso proposto è adatto a vari livelli di allenamento: essendo in pianura per la maggior parte del tracciato, consente di uscire da Roma senza particolari difficoltà per poi decidere se ritornare indietro o affrontare le salite dei Colli Albani. L’unico accorgimento da prendere è il tipo di bici, dato che alcuni tratti di basolato romano possono presentare asperità inadatte alle bici da strada con ruote troppo sottili.

Il nostro itinerario muove proprio dal centro della Roma imperiale, il Colosseo, per uscire dalle mura capitoline in direzione sud lungo la Regina Viarum, l’Appia Antica. Si tratta probabilmente della più celebre consolare di epoca repubblicana, e fu costruita per collegare la capitale a Neapolis (Napoli) e a Brundisium (Brindisi), anche se a noi interessano soltanto i primi 30 km. Superate le lievi pendenze del colle Celio, usciamo dai primi confini romani, quelli di età regia: una comoda pista ciclabile ci offre il panorama delle Terme di Caracalla, all’epoca costruite appena fuori da Porta Capena.

Da Largo Numa Pompilio in poi, la pista ciclabile cede il passo a un fondo di sanpietrini e a via di Porta San Sebastiano, che le domeniche è pedonale (al momento è in corso una battaglia per rendere permanente la pedonalizzazione): man mano che avanziamo, cominciano a passarci accanto le prime ville nobiliari, archi e monumenti sepolcrali. Siamo ancora dentro Roma, eppure la sua quotidianità da Ventunesimo Secolo è già lontana.

Passiamo sotto l’Arco di Druso e Porta San Sebastiano, e ci ritroviamo fuori dalle Mura Aureliane: fuori dall’Urbe, per quel che concerne l’Impero. Un brusco tratto in discesa ci riporta nella Roma delle osterie di fuori porta e delle scampagnate domenicali, in poche centinaia di metri sorpassiamo la tomba di Orazio e la villa di Totti, il fiume Almone e l’ex Cartiera Latina, le Fosse Ardeatine e la chiesa del Domine Quo Vadis, dove secondo la tradizione a San Pietro apparve Gesù Cristo.

A questo punto possiamo evitare le strettoie di questo primo tratto di Appia svoltando ancora a sinistra pochi metri dopo il bivio con l’Ardeatina, e ritrovarci così nel Parco della Caffarella, un vero e proprio paradiso rurale all’interno di Roma: non capita infatti di pedalare tra greggi di pecore in molti altri posti all’interno del Raccordo!

Questa vasta area archeologica era originariamente la tenuta di Erode Attico, precettore dell’imperatore Antonino Pio, e conserva ancora il suo fascino di locus amoenus in cui il color ocra delle rovine abbraccia armoniosamente il verde dell’agro romano: all’interno della Caffarella esistono vari sentieri ciclabili immersi in quell’atmosfera che affascinò tanto i poeti e i letterati nordeuropei di passaggio per il Grand Tour, quanto i briganti che si davano alla macchia verso le paludi pontine.

Da qui in poi l’Appia assume quell’aspetto solenne e maestoso che riecheggia nei Pini di Roma di Respighi: lunghi filari di alberi incorniciano l’andatura retta della via sacra, il sanpietrino si alterna al basolato per la gioia di chi non ha un buon sellino, le prospettive si allungano. Siamo nei pressi della tomba di Cecilia Metella, nobile romana dell’età augustea, poi assorbita nel Castrum Caetani, dove il casato nobiliare esigeva dazio per i viandanti in entrata e uscita dall’Urbe. L’impatto scenografico è forte, i pedalatori cinefili riconosceranno alcuni di questi luoghi nei set di film di Luigi Magni come State buoni se potete, di Monicelli come Il Marchese del Grillo  o Brancaleone alle crociate. Frattanto, sul lato sinistro dell’Appia iniziano a essere visibile gli acquedotti che arrivavano fin dentro Roma. E così, nel giro di pochi chilometri ci ritroviamo una tale concentrazione di storia, folklore e natura da far pensare a una sindrome di Stendhal del cicloturista. E nel frattempo abbiamo sorpassato la cinta del Raccordo senza accorgercene, dato che in questo punto si interra in una lunga galleria.

All’altezza di Ciampino, la via Appia Antica carrabile svanisce per lasciare il posto a un sentiero sterrato e più selvaggio: se ne perde in comodità per guadagnare forse in fascino, e possiamo proseguire tra i lastroni millenari e i papaveri fino a Frattocchie, dove inizia la salita dell’Appia Nuova per i Castelli Romani.

Ma è opportuno evitare la statale, che presenta un rettilineo molto trafficato e spiacevole: affronteremo la scalata del ciglio del Lago di Albano attraverso stradine secondarie immerse nei vigneti. La pendenza può risultare impegnativa, ma si tratta di uno strappo breve che viene immediatamente ripagato dal panorama, davanti a noi lo specchio azzurro del lago e alle spalle il cerchio fumoso della metropoli.

Ci troviamo nei Castelli Romani, da sempre luogo di evasione dalla città per le classiche scampagnate nelle “fraschette”, dove ancora oggi si usa cantare è mejo er vino de li Castelli / de questa zozza società: giunti ad Ariccia attraverso un breve ma comodo tratto ciclabile, possiamo ammirare il suo storico ponte (nelle giornate limpide si vede anche il mare!) e il duomo del Bernini, e magari fare una sosta per un panino con la porchetta e un bicchiere di vino, per affrontare la discesa e il ritorno col giusto spirito.

A proposito di ritorno, per chi non ha voglia di raddoppiare i chilometri percorsi nei dintorni ci sono varie stazioni ferroviarie della rete regionale, che effettua trasporto bici (Ciampino, Santa Maria delle Mole, Albano).

Claudio Mancini