altare della patria biciclette

Alle 6 del mattino Roma sembra magica.

E non c’entra nulla la squadra di calcio. La sensazione che ho provato in sella alla mia bicicletta avviandomi alla partenza della Granfondo Campagnolo non ha eguali.

colosseo e ciclisti in partenza

Granfondo Roma

I monumenti  illuminati, il traffico inesistente, l’altare della Patria

che d’improvviso si staglia in tutta la sua magnificenza fino ad arrivare alla

griglia di partenza che è lungo la via dei Fori Imperiali. Alle spalle ho il Colosseo

e l’unico rumore che sento in questa atmosfera surreale è quello delle biciclette che arrivano una dopo l’altra e si dispongono per partire. Ad un certo punto a salutarci tutti e 6000 un’alba mozzafiato. Dopo aver colorato di rosso noi e, ad una ad una, tutte le bellezze che ci circondavano il sole ci ha puntato i fari contro quasi a voler significare che era ora di partire, e così è stato. Abbiamo avuto il privilegio di sfilare lungo le vie del centro storico senza incontrare mai una macchina che potesse ostacolare o rallentare la nostra passeggiata.

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Di questa Granfondo ciò che più ho apprezzato è la perfetta organizzazione

del Patron Gianluca Santilli. Una volta partito ho pensato che il fatto di non scorgere neppure una macchina fosse dovuto all’ora…ma proseguendo verso la campagna e i Castelli romani ho capito che quella era davvero un’occasione unica.

Tutto il percorso era riservato o protetto.

cosa serve per una granfondo

Granfondo Roma

Lo spirito competitivo era appagato dalle 4 cronoscalate lungo le quali ognuno di noi ha potuto misurare la propria  potenza e il grado di allenamento. Per il resto è stato meraviglioso potersi concedere soste per scattare qualche fotografia o per rifocillarsi negli ottimi ristori ricchi di frutta fresca e bevande energetiche.

arrivo granfondo

Granfondo Roma

All’arrivo è scattata una riflessione che ho capito essere anche lo spirito vero di questa manifestazione:

Roma invasa dalle biciclette ha un fascino irresistibile e sembra davvero la città eterna

che il mondo ci invidia.

Marco Serpilli