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Laguna di Venezia e fiumi veneti

Cari lettori di viagginbici, oggi abbiamo il piacere di raccontarvi il diario di viaggio di uno di voi, giunto presso la nostra Redazione. Questo diario ci ha fatto venire la voglia di provare questo tour lungo i fiumi delle province venete di Padova, Treviso e Venezia, culminato in Laguna. Vedrete che piacerà anche a voi e non vedrete l’ora di partire!
“Questo è un viaggio in bicicletta che permette di percorre

i fiumi delle province di Padova, Treviso e Venezia,

ma soprattutto di

visitare a 360° la Laguna di Venezia,

quasi sempre in sede protetta. Suggeriamo la MTB, ma il fondo è quasi sempre battuto quindi si può usare anche la citybike.
 mappa itinerario

Il percorso è di 230 km, da Piazzola sul Brenta andata e ritorno.

Noi lo abbiamo fatto in 2 giorni, ma volendo spezzarlo si può dormire anche a Chioggia, Lido e Treviso e farlo in 4 o 5. In alternativa si può decidere di partire (e tornare) da  Padova.
Mattina del primo giorno di luglio. Ritrovo, non troppo presto, queste giornate vanno vissute.
Pronti per partire … tutto in ordine? La strada ce lo dirà.
Foto di rito e prima pedalata. Saranno tante e siamo felici di questo.
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Lasciamo Piazzola sul Brenta seguendo la nuova ciclabile lungo la SP94 che ci porta a Tremignon dove prendiamo via Argine e cominciamo a seguire l’argine del Brenta. Una piccola digressione dietro al cimitero per rimanere in Ciclabile fino a via Tremignon – Vaccarino dove il semaforo permette di attraversare la SS47 e, tramite via dei Savonarola, riprendere l’argine.

Tutta la prima parte del percorso segue il tracciato del fiume Brenta

che fa capolino già dopo un paio di chilometri e non ci lascerà, salvo alcune digressioni in viali e zone golenali degne di nota (Tavello a Vaccarino e Limena),

fino alla Laguna e quindi alla vista di Chioggia e Sottomarina.

“La Brenta” come vorrebbe originariamente il nome è quindi femminile.

La costeggiamo sulla riva destra fino a Limena

passando prima per il terraglio di Tremignon e per il Tavello a Vaccarino dove, prima di addentrarci, ammiriamo quella che è la facciata principale di Villa Trieste rivolta verso il Viale che arriva dal Brenta e dalle carrarecce che corrono sull’argine e che nel Viale di accesso vi si innestano.

A Limena, attraversiamo il ponte e passiamo sulla sponda sinistra.

Il tracciato è scorrevole, semplice e, con il fiume alla nostra destra, attraversiamo Saletto, Vigodarzere (con poche centinaia di metri in più si raggiunge “La Certosa” di Vigodarzere) e arriviamo a Cadoneghe (Mejaniga) dove il Muson termina la sua corsa nelle acque del Brenta. Si continua sulla sponda orografica sinistra e

il fondo è sempre perfetto … sembra tirato a lucido per il nostro passaggio.

In realtà il percorso ciclabile del Brenta in questo tratto è appena ultimato e quindi una bella sorpresa.
La “profezia di Massimo” si avvera a Strà: “Con il temporale di ieri sera ci sono tante spine a terra ed è facile bucare” e infatti l’anteriore del profeta inesorabilmente si affloscia. Super bomboletta e la riparazione è più indolore del previsto.

Proprio a Strà lasciamo la “Brenta vecchia”

(il ramo naturale detta anche Riviera del Brenta che sfocia in Laguna a Fusina) e prendiamo, ora sulla sponda destra,

la “Brenta della Cunetta”, ramo realizzato a partire dai primi del 1800

che originariamente sfociava nella laguna di Chioggia e che ora, a seguito di opere idrauliche, dal 1896 sfocia (assieme al Bacchiglione) direttamente in Adriatico dividendo le spiagge di Sottomarina e Isola Verde. Noi

lo percorriamo praticamente tutto fino a quando le acque del Brenta e del Bacchiglione si uniscono poco prima di Brondolo.

Quando incrociamo la SP7, attraversiamo il ponte e cambiamo argine, prendendo quello sinistro.

Un po’ di attenzione da qui fino a Sottomarina perché manca la sede protetta.

Da piazzetta Vigo a Sottomarina, inizia

la traversata Chioggia-Pellestrina per la quale ci siamo affidati al trasporto pubblico ACTV.

Per i residenti in Veneto suggeriamo di fare preventivamente la carta Venezia è  Unica a Sottomarina (costo 20€, dura 5 anni e riduce di oltre il 70% il costo del Vaporetto); è discrezione del Comandante del Vaporetto decidere quante biciclette imbarcare.
Approdati a

Pellestrina all’ora di pranzo, prenotiamo all’Ostaria La ROSA

(in verità è rossa), Rosa è intesa come Rosa dei Venti… Il locale è semplice e simpatico (tutto il personale è stato molto gentile), ma la Cucina ha la “C” maiuscola: linguine con le telline e frittura di sardine, il pesce era fresco e di ottima qualità. Riccardo  sogna ancora la bontà delle sardine. Consigliato prenotare.
Pellestrina

Laguna di Venezia e fiumi veneti

Pellestrina è un’isola, un Borgo di pescatori con poche automobili , le case sono coloratissime:

è sempre molto affascinante,

la percorriamo tutta fino all’attracco del ferry boat che ci porterà al Lido di Venezia.

Il Lido è in origine il luogo dove  i veneziani trascorrevano il periodo estivo, teatro della celebre mostra del Cinema. Qui le automobili si vedono, ma correndo sui Murazzi del lungomare la passeggiata è piacevole fino a Lido SME, attracco del Vaporetto ACTV che ci ha portato a Punta Sabbioni.

Questo tratto di traversata è una vera crociera tra la natura della Laguna e lo spettacolo di Venezia;

si vede perfino San Marco da lontano.
Sbarchiamo  a Punta Sabbioni verso le 18 e qui ci aspetta un amico, Lorenzo,  che ci  guida nel visitare le batterie della prima Guerra mondiale, Amalfi e Vittor Pisani (appena restaurata) un tuffo nel passato, sembra quasi di sognare le curve degli obici.

Prendiamo la ciclabile che da Cavallino, attraverso i campeggi,  ci porta a Jesolo Lido

e verso le 20  arriviamo,

dopo 115 km all’Hotel Palme, ottimo per i bikers, centrale, comodo per tutto,

dotato di tanti servizi per i viaggiatori in bicicletta compresa una stanza interna dove parcheggiare le bici. Il personale è stato gentilissimo. Colazione a buffet abbondante.

Per la Cena a Jesolo abbiamo prenotato al Magazzino delle Scope,

molto vicino al nostro bike hotel, ma soprattutto atelier della buona cucina. I piatti sono ricercati nel gusto e nella composizione, sono tutte piccole portate, modello tapas, che permettono di assaggiare i diversi sapori della cucina italiana rivisitata con fantasia. Ogni volta è una nuova scoperta.
Imperdibile, necessario prenotare.

La mattina del secondo giorno

partiamo verso le 9 e

lungo la ciclabile arriviamo a  Jesolo Paese

e qui, dopo aver attraversato il ponte,

prendiamo la Ciclabile del Sile in un percorso incantato tra cielo, mare, la laguna a sinistra e il fiume a destra.

Lasciata la laguna a Portegrandi seguiamo l’argine del Sile nel suo percorso sinuoso.

Tutto procede nella massima tranquillità su un fondo in buone condizioni e il pensiero è già al pranzo che ci aspetta di lì a qualche chilometro.
A Quarto d’Altino dove  occorre  attraversare il ponte per passare sulla sponda sinistra (noi abbiamo commesso un piccolo errore mantenendo la sponda destra per un paio di km),

ci troviamo nel caratteristico paese di Musestre.

Procediamo verso Casale sul Sile e quindi verso l’ultima tappa culinaria del nostro viaggio,  alle porte di Treviso, in

località Casier dove abbiamo fatto una piacevole scoperta: Osteria Casa Mia.

Il nome è sintomatico, ti fanno sentire proprio a casa, è a conduzione familiare. Gli ingredienti sono semplicità, gentilezza e pesce fresco. In questo caso abbiamo assaggiato un delizioso risotto e una delicata frittura mista.
Il Cuoco è stato gentilissimo e ci ha aiutato a scegliere.

Rifocillati si riparte alla volta di Quinto di Treviso dove lasciamo “l’acqua” per prendere l’ex ferrovia Treviso Ostiglia

in direzione Badoere.
La prima parte corrispondente con la provincia di Treviso ha fondo sterrato, mentre in Provincia di Padova (dalla Stazione di Trebaseleghe – Silvelle) il fondo è asfaltato.

Una piccola pausa a Camposampiero dove il tracciato dell’Ostiglia incrocia quello del Muson

e poi ci aspettano gli ultimi km di questa bella “due giorni” in bicicletta.

Arrivo davanti a Villa Contarini con foto di rito”.

 Reportage di Antonino Gianni e Davide Bonin