Lampedusa raccontata nel viaggio di un cicloturista nostro lettore. Una trentina di chilometri per girarla tutta buttando uno sguarado qua e là nelle sue spelndide calli.

Un’isola in cui a molte persone fa venire il Mal d’Africa, quello stato d’animo fatto di nostalgia intensa e ritorno alle origini che accomuna tutti coloro che sono stati nel grande continente africano. Di fatto Lampedusa è una porzione di terra africana appartenente all’Italia, uno scoglio brullo ma bellissimo, in cui panorami mozzafiato si perdono nel grande blu del mare. Sono stato più volte sull’isola, non in ferie ma per lavoro, e alla fine mi sono deciso di raccontare alcune mie sensazioni legate all’isola e alla bici. Inizialmente un consiglio, sia che si venga in aereo che in nave è meglio noleggiare la bike sull’isola, in questo caso meglio una MTB bella robusta, capace di affrontare le strade sterrate di cui Lampedusa è piena, consiglio comunque di prenotarle prima, soprattutto durante la stagione estiva la gente è veramente tanta e le bike a disposizione veramente poche. L’isola in se non è grandissima in estensione, circa 11 chilometri per 4 chilometri, per questo in due o tre escursioni di un paio di orette è possibile visitarla tutta, senza fretta e con il tempo di assaporarla nella sua interezza. Ultimamente ci sono stato nel settembre e nell’ottobre 2018 e queste sono le sensazioni che ho avuto. Una delle strade sicuramente da fare è quella che da capo Grecale arriva a capo Ponente, la strada interamente asfaltata, anche se in maniera approssimativa, corre sul versante Nord dell’isola e permette di vedere degli scorci veramente fenomenali. Si viaggerà pedalando all’interno di un paesaggio brullo e senza alberi (ricordatevi di mettere nello zaino una bottiglia d’acqua), si attraverserà il 35° parallelo e alla fine si arriverà all’incrocio che ci porta a capo Ponente. Particolarità nella particolarità di questa parte di isola lo scoglio conosciuto come “la vela”, che si trova in prossimità di capo Ponente, che tra le altre cose è la parte più alta dell’isola. Affacciarsi (raccomando molta circospezione) e guardare all’orizzonte vedendo il mare che si perde all’infinito, o ancora guardare la piccola isola di Lampione sono delle sensazioni uniche e indescrivibili. Se si vuole una piccola strada porta a cala Pulcino. Lasciata la bike sulla strada (i furti sono pochi ma un catenaccio non fa mai male), se si vuole si potrà affrontare la discesa che porta alla caletta, ci si ritroverà in mezzo a un sentiero scosceso pieno di alberi (il pensiero è quello di non essere a Lampedusa) e alla fine dopo mezz’oretta si arriverà al mare. Qui nella maggior parte dei giorni si potrà vedere l’acqua di un colore stupefacente, basti pensare che si ha l’impressione che le barche siano sospese e che non galleggino sul mare. Per il ritorno da capo Ponente si potrà poi scegliere la strada che percorre il lato sud dell’isola. La rotabile passa proprio in prossimità dell’Isola dei conigli, universalmente riconosciuta come una delle spiagge più belle del mondo. Un’altra sosta è d’obbligo e con essa un’altra scarpinata (non è possibile portare la bici in spiaggia) qui oltre il bagno nelle magnifiche acque cristalline, nei mesi di luglio e agosto si potrà assistere alla nidificazione delle tartarughe carretta carretta. Ripartiti dai Conigli in direzione Lampedusa dopo qualche chilometro si arriva al bivio per Cala Madonna, un paio di centinaia di metri di sterrato ed eccoci di nuovo sul mare che si affaccia a sud, con gli occhi che si perdono nell’orizzonte infinito.

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La seconda giornata potrà invece essere dedicata all’escursione nella parte est dell’isola. Si potrà iniziare percorrendo un facile sterrato che porta alla Porta d’Europa, un monumento dedicato alla migrazione costante degli extracomunitari provenienti dall’Africa. Qui l’atmosfera non è gioiosa come nelle altre parti dell’isola ma riflessiva, con la mente che inevitabilmente correrà alle tante tragedie che questo ramo di mare ha visto negli anni. Lasciata la porta d’Europa si potrà costeggiare l’aeroporto ed arrivare a cala Francese, e tramite una piccola escursione “fuori pista” a Punta Sottile, estremità est di Lampedusa. Da qui usando un fuori pista bellissimo che corre a picco sul mare si potrà superare la recinzione dell’aeroporto e tramite uno sterrato andare a Cala Uccello e successivamente a Cala Pisana, nel percorso si vedrà anche la grotta del Bue Marino. Il resto della giornata la si potrà impiegare girando per le viuzze del centro, sorbendo un aperitivo nei tanti bar dell’isola pedonale o gustando una bella frittura a base di triglie (molto più grosse e saporite di quelle che si trovano altrove).
Dati tecnici: km totali giro isola 33.3, dislivello 680 metri.

Reportage di Domenico Romano