Cosa si può fare in un bel fine settimana assolato a Milano? Inforcare una bicicletta con tutta la famiglia alla scoperta delle bellezze paesaggistiche e culturali dell’Hinteland! Così ho fatto anch’io.

Una volta lasciato Abbiategrasso alle mie spalle, ho costeggiato il naviglio, incontrando le splendide ville che a partire dai tempi degli Sforza, erano  state costruite dai nobili, per permettere loro di venire caccia in queste zone. In particolare Ludovico il Moro amava la zona tra il  Ticino e il naviglio, cioè i boschi che costeggiavano il fiume in prossimità della Sforzesca, la grande villa-reggia che lo ospitava per le battute di caccia, ma anche per osservare da vicino l’andamento produttivo delle cascine ducali, come la Pecorara, dove aveva introdotto l’allevamento di pecore da lana pregiata di provenienza spagnola.

Il primo nucleo di ville di delizia, cosi vengono chiamate, si trova a Cassinetta di Lugagnano, circa 4 km da Abbiategrasso, dove abbiamo una serie davvero importante di edifici di rilevante valore architettonico e artistico. Dal punto di visto storico/artistico, quella più significativo è senz’altro villa Visconti Maineri. Non sappiamo chi fu l’architetto che la disegnò, tuttavia la costruzione rispecchia interamente i canoni del cosiddetto “barocchetto teresiano”. Vi sono due giardini; uno all’italiana e un altro all’inglese, risalenti intorno al 1850, con Coffee House, due gazebo, ghiaccia e alberi disposti ad anfiteatro.

Sempre lungo il naviglio, subito dopo villa Maineri Visconti, sorgono, in direzione Robecco,  villa Krentzlin , villa Castiglioni, e quindi  villa Negri. Dall’altra sponda del naviglio, lungo la via principale che conduce al ponte, ci sono due ville di fine Settecento e inizio Ottocento, villa Morlin Visconti e villa Eusebio. Infine, proprio ai limiti del paese, due ville di notevole interesse. Villa Trivulzio e villa Birago Clari. Quest’ultima fu la prima ad essere edificata sulla sponda destra del naviglio e fu la più vasta sia per dimensioni del giardino che per la struttura architettonica dell’edificio.

Proseguendo, dopo circa altri 5 Km dalla Cassinetta, si arriva a Boffalora sopra Ticino.Boffalora,  deve la sua fama al ponte in marmo rosa, fatto costruire da Napoleone per permettere il rapido spostamento delle sue truppe e al servizio detto dei Barchètt,  barche cioè che collegavano Boffalora a Milano, già all’epoca di Gian Galeazzo Visconti.Da Boffalora è possibile raggiungere Magenta (5 km) e con un treno del passante ferroviario, tornare a Milano.

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Così hanno fatto i miei amici io invece ho continuato sulla ciclabile, costeggiando il naviglio e superando Bernate, Castelletto di Cuggiono fino a scorgere dopo qualche km le torri della centrale di Turbigo.Vicino alla centrale ho continuato  lungo il naviglio e per circa 6 km ho trovato il percorso non asfaltato, ma ne vale la pena perché attraversa  boschi incontaminati.

L’alternativa  è di seguire il nuovo canale industriale con il fondo asfaltato che si ricongiunge poi con il percorso sterrato all’altezza della centrale di Castellana.Da qui la ciclabile non si divide più e prosegue sempre accanto al naviglio grande, fino a Vizzola Ticino, che ho raggiunto dopo circa 5 km.Dopo aver superato lo sbarramento di Vizzola, il mio viaggio è continuato lungo il naviglio fino alla diga del Pamperduto attuale incile sia del naviglio grande che del canale Villoresi. Il canale Villoresi, ultimo nato tra i corsi d’acqua lombardi inaugurato il 28 aprile 1884 da solo, irriga una superficie superiore a quella dei tre navigli milanesi messi assieme. Da qui in avanti la ciclabile corre lungo gli argini del fiume Ticino, fino a raggiungere dopo una decina di km,  Sesto Calende,  dove ho finalmente preso  il treno per tornare a Milano.

Informazioni Utili

Se si parte da Milano e si arriva a Sesto Calende si percorrono  circa 65 km, da Abbiategrasso circa 45, se invece si arriva in treno a Magenta se ne fanno circa 40. In qualsiasi modo e con qualsiasi km alle spalle, sicuramente avrete fatto una gita rilassante, fuori dalle strade trafficate di Milano e attraversando una delle zone più belle della campagna Lombarda

Reportage di Giordano Roverato