Olanda del Nord in bici secondo giorno: Da Groningen a Pietersburen.

distanza: 33 km

strada: pista ciclabile

andamento altimetrico: totalmente pianeggiante

L’Olanda fa rima con bicicletta.

Uno Stato che ha fatto del velocipede una bandiera nazionale, un fattore d’identità culturale. Un Paese dove la mentalità cicloturistica è così profondamente radicata, che organizzare un viaggio a pedali da queste parti è un’operazione agevole e adatta a tutti, famiglie con bambini compresi. Questa prima tappa consta infatti di 30 km di piste ciclabili assolutamente sicure e in pianura, alla portata di tutti.

Dopo il tour di Groningen, perla del Nord dalle ricche attrattive già descritta in questa prima parte del reportage, ci spostiamo ancor più a Settentrione per

scoprire le meraviglie della Waddenland,

la regione di cui è capoluogo. Partendo dal Martini Hotel pedaliamo seguendo l’Eendrachtskanal, che ci porta al primo luogo dove si può fare una piacevole sosta: il Reitdiephaven, un porto turistico e sportivo che mostra quanto stretto sia il connubio tra gli olandesi e la navigazione. Imbarcazioni a vela o a motore, vascelli e pescherecci coi loro colori vivaci si riflettono nelle acque facendo da contrappunto alla linearità regolare delle piccole abitazioni frisone.

Proseguiamo il nostro viaggio col vento in faccia: acqua, aria, terra giocano tra di loro per mantenere rilassato il ritmo del pedale. Ma cos’è che manca, rispetto al nostro immaginario d’Olanda? A cosa associamo questo Paese, a proposito di vento? Ah, eccoli!

I mulini a vento sono un’icona dei Paesi Bassi,

forse il maggior simbolo della pacifica integrazione uomo-natura, in cui il primo trae beneficio dalla potenza della seconda senza stravolgerne i ritmi. Un po’ come viaggiare in bici. Oggi quell’immagine romantica della costruzione in legno a ridosso di un canale è stata sostituita da più funzionali ma meno poetiche pale eoliche, ma molti classici mulini d’epoca sono rimasti a colorare il paesaggio olandese, e a mantenere un tocco di folklore. Il primo che incontriamo uscendo da Groningen si trova a Dorkwerd.

Il paesaggio sfila via lento e sereno, e così i paesini sulla nostra strada – rigorosamente ciclabile: Wierumershouw, Herkum, De Raken, Garnwerd. Qui troviamo un altro pittoresco mulino, ormai si è preso il ritmo. E all’ombra delle sue pale cigolanti, anche un posto perfetto per una sosta cicloturistica:

il Cafè Hammingh è infatti un locale storico,

gestito per tre generazioni  dalla stessa famiglia, che dalla sua apertura nel 1876 ha visto crescere il paesaggio intorno a sé. Canali, ponti, mulini e matrimoni di paese si sono succeduti negli anni, e oggi si trova proprio sulla rotta di vari itinerari cicloturistici.

Da queste parti

la segnaletica per chi si sposta o viaggia in bici è dettagliatissima,

forse ancora di più di quella per automobilisti. La rete di piste ciclabili è capillare, e le destinazioni sono indicate insieme a distanze e tempi di percorrenza medi con una serie di punti numerati che permettono di orientarsi anche a chi non è munito di mappe o GPS.

 

E in Olanda c’è anche un’inaspettata e deliziosa tradizione culinaria: lo dimostra la presenza di ben due ristoranti stellati della Guida Michelin, l’Herberg Onder de Linden, nei pressi di Aduard e De Molen, presso Kaatshoven. E il pesante carico delle bici da viaggio potrebbe sommarsi con molto piacere a quello delle calorie ristoratrici della cucina tipica olandese.

Ma non è tutto cibo quel che soddisfa: questa regione offre attrattive variegate e assai curiose. Prima di fermarci per questa prima tappa di viaggio, ci attendono ancora due punti di interesse molto particolari. Nel grazioso paesino di Pietersburen, infatti, c’è un posto che piacerà molto ai bambini: il

Zeehondencentrum, letteralmente “Centro per cani del mare”,

che è come gli olandesi chiamano le foche, si occupa di curare e riabilitare questi animali dai danni provocati dall’uomo in questi mari. Nel centro trovano ospitalità un centinaio di foche, principalmente cuccioli rimasti orfani che necessitano di uno svezzamento prima di essere rimessi in libertà, esemplari affetti da parassiti o con ferite causate dalle reti da pesca o altre patologie dovute all’inquinamento.

Nel centro lavorano molti volontari, alcuni dei quali dottorandi o animalisti, e durante l’estate sono disponibili anche guide italiane. Lo scopo di questa struttura è quindi mantenere un rapporto sostenibile con il mare – niente di simile a uno zoo o a un circo: gli animali vengono trattati nel rispetto delle loro esigenze, curati e rimessi in libertà, e non è raro incontrare foche in libertà sulle coste a nord di Pietersburen. Lo spettacolo vale davvero la pena di una deviazione verso la costa, anche per l’altra attività caratteristica del Waddensee.

Nelle varie lingue del mondo esistono delle parole intraducibili altrove: questo è dovuto al rapporto strettissimo tra la lingua e la realtà in cui viene parlata. Il fatto che i giapponesi abbiano un termine apposito per designare l’attività di ammirare e passeggiare sotto i ciliegi in fiore, hanami, o che la saudade portoghese esprime un sentimento di malinconica nostalgia che solo un suonatore di fado potrà mai capire appieno, ne sono le prove. Ecco, il pragmatismo calvinista degli olandesi ha portato a qualcosa di meno poetico, ma altrettanto radicato nella realtà di chi vive a contatto col mare e le maree:

wadlopen è un verbo che alla lettera significa “camminare nel fango”,

attività possibile durante la bassa marea che consente di camminare da un’isola costiera all’altra.

Il nostro Paese è da sempre in lotta col mare“,

ci spiegano le guide della famiglia Dykstra, che organizza tour di wadlopen, “a volte delle parti di terra diventano mare, e viceversa, il nostro paesaggio non è stabile ma mutevole“.  Fare wadlopen senza conoscere le correnti e i ritmi delle maree può essere molto pericoloso: esistono corridoi e tempi sicuri per camminare tra le isole di

Schiermonikoog, Simonszand e Rottumerplaat

ed è bene dotarsi di scarpe impermeabili, bastoni e bussola. Camminare sulle acque è qualcosa che non si sentiva dai tempi della Bibbia, eppure qui è possibile. Ed è un’esperienza straniante che mette in discussione le concezioni abituali di spazio e orientamento.