In bicicletta a Roma lungo la Dorsale Tevere

  • lunghezza: 42 km
  • dislivello in ascesa: 132 m (pianura)
  • fondo stradale: pista ciclabile asfaltata (tratti sterrati dal GRA a Ponte Galeria nella parte sud)

Traccia gpx

dorsale tevere in biciLa bicicletta ha due grandi amici: i fiumi e le ferrovie. E così, tanto in ambito cicloturistico quanto urbano, questi due tipi di vettori hanno favorito e continuano a favorire lo sviluppo di infrastrutture, addirittura in una città problematica come la Capitale.

A Roma di ciclabili ne abbiamo poche, e quelle che abbiamo non sono neanche troppo utili per gli spostamenti quotidiani. Ma la Dorsale Tevere, con le sue larghe anse e il suo incedere solenne e lento, costituisce un’ottima area di sfogo per ciclisti occasionali, per chi non si sente troppo sicuro a combattere con l’aggressività del traffico capitolino, e soprattutto per ammirare l’Urbe da un punto di vista diverso.

tevere in biciIl percorso non presenta particolari difficoltà altimetriche, anzi il lento fluire delle acque verso il mare cullano la pedalata, rendendo questa scelta adatta a tutti, bambini e famiglie comprese. Il segmento qui proposto parte da Labaro/Castel Giubileo, altezza GRA nord, per tagliare tutto il tessuto urbano fino a Tor di Valle (altezza GRA sud), con un proseguimento opzionale su fondo sterrato fino alla stazione di Ponte Galeria, in stato di incuria ma percorribile.

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A proposito della percorribilità, occorre fare attenzione alle piogge: in alcuni periodi dell’anno il Tevere tende a esondare, e gli spazi ciclabili sono i primi a risentirne, coprendosi di fango o allagandosi del tutto, al punto che altri gruppi di ciclisti urbani hanno creato gruppi per monitorare costantemente l’accessibilità del tracciato.

La prima parte della ciclabile fende la campagna suburbana, ci troviamo tra campi usati per pascolare greggi di pecore e affascinanti fabbriche abbandonate, i ruggiti dei motori sulla Flaminia arrivano ovattati, il paesaggio è deturpato soltanto dagli intensivi grigi della periferia in espansione.

Il Tevere, nostro compagno di viaggio, ci prende subito per mano con fare rilassato, fino a condurci tra campi da golf e impianti sportivi nei primi quartieri storici della città. Superato il Castello di Tor di Quinto, ci ritroviamo ai confini nord dell’area urbana: da qui in poi tocca ai ponti de Roma accompagnare il ciclista, raccontandogli ognuno la sua storia, avanti e indietro nella Storia (stavolta con la S maiuscola), e i suoi personaggi.

roma in bici

rapide isola tiberina

Il primo è Ponte Milvio, ponte mollo per gli amici e per i romani, uno dei più antichi e iconici dell’Urbe: da Massenzio a Righetto con le sue storie risorgimentali, fino a Moccia e l’orrenda tradizione kitsch dei lucchetti, ne ha viste davvero tante. E più di una volta si è ritrovato semisommerso dalle frequenti piene.

Proseguiamo per un tratto in prossimità dello Stadio Olimpico, per poi svoltare a sinistra seguendo l’ansa del fiume e scendere una ripida rampa fino alle banchine sottostanti. Le rampe di accesso a questo tratto urbano di ciclabile sono soltanto tre, questa e un paio più avanti tra Porta Portese e piazzale della Radio, altrimenti per uscire in altri punti è necessario servirsi delle scomode scale e dei (quasi) inutili scivoli di acciaio.

Ed ecco il primo cambio di paesaggio: il lungotevere motorizzato è a una trentina di metri più in alto, noi lasciamo le sue ansie e il suo traffico lassù per goderci la Roma di Antonella Ruggiero e la sua dolce vita che se ne va in festa.

Il razionalismo bianchiccio d’epoca fascista di Ponte Duca d’Aosta, il pittoresco mattonato con i suoi tipici occhielli di Ponte Matteotti, il modernismo industriale di Ponte Pietro Nenni… una sfilata verso il Tirreno che racconta in maniera silente l’ultimo secolo di Repubblica.

Ma eccoci arrivati nella parte più suggestiva e panoramica: non è raro incontrare battelli turistici e sportivi che si allenano in canoa in questo tratto di fiume, che ci offre un’inedita vista “dal basso” di Castel Sant’Angelo, di San Giovanni dei Fiorentini, dell’affascinante Ponte Sisto e del trafficato Ponte Garibaldi…

Tante le storie, i volti e le leggende popolari, dall’antica tradizione dei “barcaroli” che lavoravano ai tempi in cui si poteva ancora pescare, alle assi schiarite di un relitto rovesciato dove i gabbiani si godono il sole, fino alla maestosa scenografia delle rapide di fronte all’Isola Tiberina.

Uno sguardo a Trastevere a sinistra, uno a Testaccio a destra e ci ritroviamo a Roma Sud: superato lo scarico della Cloaca Maxima, l’antico sistema fognario d’età imperiale, si fa largo un altro volto di Roma, quella verace disperata e poetica di Pasolini. Il Monte dei Cocci e l’area del porto fluviale dove la pedalata è scandita dai tralicci di acciaio del Gazometro e degli stabilimenti industriali abbandonati.

2012-10-25-17.35.53-698x523-1Il verde torna a riprendersi spazio, la periferia si fa più evidente dopo la Basilica di San Paolo. Il tratto che abbandona Roma dalla Magliana al Raccordo è surreale, mischia una campagna suburbana che resiste con fierezza agli abusivismi dei palazzinari a ponti romani dell’epoca imperiale sommersi da viadotti di cemento, discariche e degrado a scorci da copertina pinkfloydiana.

La presenza del vecchio ippodromo di Tor di Valle e le sue stalle fatiscenti è quasi uno scomodo fantasma di un’altra epoca, prima che la ciclabile si perda in prossimità del Ponte di Mezzocammino per sentieri sterrati e campi coltivati. Quest’ultimo tratto dal GRA alla stazione di Ponte Galeria è sconsigliato (leggi: impossibile) alle bici da corsa o da strada in generale.

Claudio Mancini