4a tappa del cicloviaggio: nel cuore del Parco Nazionale dei Monti Sibillini

Come nelle corse a tappe del grande ciclismo, anche per noi modesti “cicloturisti” le tappe di montagna sono arrivate verso la fine del nostro cicloviaggio.
La quarta giornata di “Jemo – La ruota non si ferma mai” ci ha portato a pedalare nel cuore del Parco Nazionale dei Monti Sibillini.

L’itinerario. Siamo partiti da Colmurano. Abbiamo attraversato la selva dell’Abbadia di Fiastra fino ad arrivare al Parco Naturale dell’Abbadia di Fiastra. Da qui, siamo passati nuovamente davanti al Castello della Rancia e abbiamo proseguito fino a Tolentino. Poi: lago di Caccamo, Sfercia (con la rocca di Varano che la domina dall’alto), Muccia, Pievetorina, Appennino. Da Appennino, nel territorio comunale di Ussita, siamo saliti fino al santuario di Macereto e da lì, proseguendo in salita, siamo arrivati sul culmine di fronte al Monte Bove. Qui ci siamo accampati con tende Ferrino, abbiamo acceso il fuoco e cenato.

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Anche oggi nelle Marche c’è stata una scossa di magnitudo 3.4.
Il terremoto non molla. Ma nemmeno noi marchigiani molliamo, ci ha detto uno dei due pastori che abbiamo incontrato sui Monti Sibillini proprio sul pianoro dove abbiamo deciso di accamparci. Qui i segni del terremoto sono evidenti, inutile nasconderlo, ma il sentimento che domina la maggior parte dei marchigiani è la voglia di ripartire, di rimettersi in gioco. Molti di loro lo stanno già facendo.

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Un esempio è quello delle tante aziende agricole che hanno ripreso la loro produzione. Ad esempio, l’azienda Maggi & Vecchioni ha dovuto abbandonare il negozietto che aveva a Serrapetrona perché non più agibile, ma ha adibito un locale della baita che possiede in montagna a punto di vendita. Qui il ventitreenne Juri ha preso le redini dell’azienda creata dai suoi genitori e insieme a loro coltiva cereali e legumi e alleva animali da cortile, mucche e maialini, nel rispetto dei loro ritmi vitali.

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A proposito di ciclismo, le salite marchigiane sono abbastanza “bikefriendly”: le pendenze non sono mai eccessive e le salite mai troppo dure né lunghe. Può capitare di trovare qualche “muro” oltre il 20%, ma si tratta per lo più di brevi tratti poco prima di giungere all’ingresso di qualche centro abitato. Per il resto, sono state le dolci colline a fare da cornice alle nostre pedalate. E anche quando ci siamo spinti oltre i 1000 metri di altitudine, la montagna non ci ha mai messo di fronte a pendenze severe.

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Per quanto riguarda il paesaggio, ogni parola è sprecata. Bisognerebbe venire qui con le proprie bici per apprezzarne la bellezza. Non sappiamo se per la salita in quota o per la bellezza dei paesaggi, ma noi siamo rimasti senza fiato…

Reportage di Silla Gambardella