I Colli Albani: il paradiso delle MTB a mezz’ora da Roma

Un percorso in MTB ricco di emozioni, nonché di difficoltà: in 70 km di fondo misto condensa infatti più di 1400 metri di dislivello positivo e anche se più della metà è su asfalto, i sentieri e single track si fanno sentire.

Muoviamo a sud di Roma nella splendida cornice dei Colli Albani, esplorando quelli che un tempo sono state zone vulcaniche, e che portano ancora i segni del loro focoso passato preistorico: i laghi di Albano e Nemi e le relative alture di Monte Cavo, Monte delle Faete e Monte Tuscolo.

Oltre che per l’aspetto geologico, questo territorio presenta eccellenze anche a livello storico e naturalistico: in epoca repubblicana e imperiale, infatti, i Colli Albani sono stati sede di villeggiatura di molti patrizi romani, che vi costruirono sontuose domus attratti dal clima salubre e dai panorami incantevoli.

L’uscita da Roma in bici

Per questa pedalata non abbiamo bisogno del treno, anche se è possibile accorciare il tragitto tagliando buona parte del tratto asfaltato che è riportato sulla traccia gps scendendo alle stazioni di Frascati o Marino.

Ma anche uscire dal centro di Roma lungo l’asse degli Acquedotti può essere affascinante, sia per le splendide rovine che si incrociano che per il gusto di evitare le grandi arterie e di ritrovarsi fuori dal Raccordo utilizzando solo strade secondarie.

Partendo da Stazione Termini, infatti, ci facciamo largo nel traffico del centro fino a Porta Maggiore e di lì in via del Mandrione, storica zona scelta da tanti registi italiani per i loro film, primo tra tutti Accattone di Pasolini. Già da qui sono visibili i resti dell’Acquedotto Felice, che pare reclamare il suo posto in una modernità feroce: parallela ad esso scorre infatti la ferrovia, e nei suoi archi hanno trovato posto botteghe, sfasciacarrozze e baracche condonate, emblema ormai pittoresco della stratificazione di questa città.

Dal Mandrione giungiamo al Parco di Tor Fiscale e di lì al Parco degli Acquedotti, dove già i rilievi dei Castelli Romani si fanno vedere: nonostante ci troviamo ancora all’interno della cinta urbana, il paesaggio già profuma di campagna, greggi di pecore non sono infrequenti e le maestose e decadenti rovine di acquedotti e ville romane accompagnano il nostro incedere.

La periferia romana

Imbocchiamo quindi via Lucrezia Romana, che ci conduce nelle borgate del sud-est romano, arrivando così al “Sottopasso dei Sette Nani“, infrastruttura scavata da volontari per aprire un varco sotto il GRA che prende il nome dai graffiti disegnati su di essa, vero esempio di autoorganizzazione di associazioni, ciclisti e attivisti che non trovano altre soluzioni di fronte all’indifferenza delle istituzioni.

Guadagnata in tal modo l’uscita dal Raccordo, ci attende Sua Maestà la Periferia: Gregna Sant’Andrea, Morena, Ciampino, e l’incuria degradata di strade che potrebbero essere bellissime. Ma dopo Ciampino inizia anche la salita: scegliamo di farla sempre su strade secondarie, guadagnando prima i vigneti di Pantanelle, frazione a nord della via dei Laghi (vedi traccia gps), poi le alture di Marino. Da qui la pendenza si fa notevole, ma siamo ancora su asfalto: dosando bene il fiato arriviamo alle pendici di Rocca di Papa, e di qui al Santuario della Madonna del Tufo, per poi imboccare la via Sacra.

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La Via Sacra

Ma cos’è la via Sacra? Già il solo aggettivo dovrebbe far capire che è roba d’altri tempi: il Monte Cavo era infatti una montagna sacra per i Romani e per le popolazioni che abitavano qui prima di loro, e sulla sua cima vi era il Tempio di Iuppiter Latiaris, meta di pellegrinaggio molto diffusa. Se già il panorama del basolato lavico dell’Appia Antica può risultare affascinante, ritrovarsi lo stesso tipo di strada romana perfettamente conservato in un bosco di castagni, in forte salita, è addirittura commovente. Ma non facile.

La scalata a Monte Cavo

I circa 4 km di salita su basolato a volte sconnesso e in forte pendenza mettono alla prova anche gli scalatori più accaniti, e la cima del Monte – purtroppo dominata da antenne militari – è alla ragguardevole quota di 949 metri, un’altezza più che dignitosa per far parte di un complesso prevalentemente collinare.

Ma le difficoltà (o i divertimenti) non finiscono certo a Monte Cavo: da qui infatti seguiamo un sentiero CAI, riconoscibile dalle tipiche segnalazioni in bianco e rosso, che ci conduce lungo tutta la cresta di quello che un tempo era il cratere vulcanico, fino al Monte delle Faete, con tratti impegnativi di roccia, single track e saliscendi tecnici (molti usano questi sentieri per il downhill).

Una sorta di parco giochi per mountain bikers è la discesa che conduce ai Pratoni del Vivaro, un single track tutto all’ombra del bosco con curve strette e qualche rampetta.

Da qui l’andamento si placa, e seguiamo un’ippovia più larga e dalle pendenze meno impegnative, che ci conduce a Rocca Priora e di qui al Vivaro.

L’area archeologica del Tuscolo

L’asfalto ci dà tregua per un po’, per riguadagnare di nuovo quota e scalare il terzo dei monti della giornata, il Tuscolo, dal versante sud: ma è solo un attimo, e ci ritroviamo su sentieri sterrati in saliscendi fino al sito archeologico di Tusculum, città rivale dei romani in epoca regia, una delle prime a essere sottomessa, e in seguito scelta da personaggi come Cicerone o Marcio Porcio Catone, che avevano qui la propria villa.

Tusculum al tramonto è uno spettacolo che lascia senza fiato: il teatro, il foro, le mura di tufo a guardia dell’antica città, tutto ammassato sulla sommità dell’altura, oggi ritrovo per banchetti di pecore e capre, ieri bordo di crateri vulcanici.

Troppa roba tutta insieme: resta soltanto la vertiginosa discesa (su asfalto, tranquilli!) fino a Frascati, e il ritorno via Tuscolana o treno.

distanza: 70 km
superficie: mista (60% asfalto, 10% sterrato, 15% single track, 15% sassoso)
dislivello: 1405 m
inizio: Stazione Termini
fine: Stazione Termini