Circeo e Agro Pontino in bicicletta

lunghezza: 63 km (escluse le eventuali deviazioni per Ninfa e Sermoneta)

dislivello in ascesa: 168 m

fondo stradale: pista ciclabile, strada provinciale asfaltata, sentiero in terra battuta

TRACCIA GPX

Il sud del Lazio è una vasta piana un tempo paludosa, che in passato offriva rifugio a briganti e sbandati e proteggeva con un velo di malaria gli eucalipti e la propria storia millenaria.

Forse proprio questo parziale isolamento durato fino al secolo scorso ha preservato questi luoghi rendendoli unici al mondo, e mantenendo quell’aura irreale che tante leggende mitologiche hanno contribuito ad alimentare.

Stiamo parlando del Circeo e dell’Agro Pontino, terre ideali per la bicicletta, da scoprire a passo lento e rilassato.

Questo itinerario di circa 60 km sfrutta infatti il trasporto bici della rete ferroviaria (il supplemento bici costa 3,50€ per 24 ore di utilizzo su tutti i treni regionali), per partire dalla stazione di Latina, a poco meno di un’ora da Roma. Appena scesi dal treno, possiamo scegliere se compiere una prima deviazione dal nostro percorso, tenendo a mente che la scelta chiede dislivello e offre in cambio tre perle degne di visita: l’Oasi di Ninfa, l’Abbazia di Valvisciolo e il borgo medievale di Sermoneta.

ciclabile per latinaIn questo caso, una ciclabile nuova di zecca ci porta verso Ninfa, le montagne davanti a noi. L’unica salita che può offrire qualche disagio è quella per Sermoneta, che poggia su una rocca sovrastante tutto l’Agro Pontino, e si tratta di circa 3 km di tornanti.

 

Se invece preferiamo dedicarci a una pedalata semplice e pianeggiante possiamo imboccare via Epitaffio in direzione Latina Centro, dove una strada piuttosto trafficata e delimitata da pini marini ci conduce nella culla del razionalismo, coi suoi edifici squadrati e bianchicci, tronfia testimonianza della barbarie del ventennio che si proponeva di piegare la Natura all’uomo.

I recenti ammodernamenti del centro e la conseguente pedonalizzazione hanno però reso la città piacevole e vivibile, e da Piazza del Popolo una comoda pista ciclabile ci prende per mano fino al mare: il suo corso rettilineo solca i campi di bonifica per 7 km costeggiando la pericolosa litoranea fino al Lago di Fogliano, primo dei quattro specchi d’acqua costieri, eredità della bonifica e di un passato in cui terra e mare si contendevano queste zone.

Poco prima della rotatoria sul lungomare, abbiamo la possibilità di effettuare la seconda deviazione del nostro tracciato, quella per l’oasi WWF di Fogliano, dove lunghi sentieri sterrati ci condurranno sulle sponde del lago in cerca di uccelli acquatici. Qui tutto è immobile e tranquillo, ad eccezione di rari battiti d’ala di aironi o garzette tra i giunchi.

Nel frattempo l’azzurro inizia a entrarci negli occhi, e la salsedine si unisce al profumo del corbezzolo impregnandosi tra i capelli e il caschetto.

Giunti sul lungomare, ci attende una delle strade più particolari d’Europa, una lingua di terra (o meglio, di sabbia) tra laghi costieri e le onde veraci del Tirreno: la litoranea qui è una vera e propria concessione all’acqua, e ai cespugli della macchia mediterranea è affidato l’arduo compito di resistere al vento e di tenere insieme le caratteristiche dune, sfidando i rari ma presenti abusivismi edilizi.

in bicicletta verso sermoneta

Ci uniamo anche noi alla sfida contro il vento, quasi sempre dritto in faccia secondo una sorta di Legge di Murphy del Ciclista, e proseguiamo per qualche km col blu del mare a destra e l’azzurro del lago a sinistra; nel frattempo, di fronte a noi compare il profilo del gigante addormentato, il Promontorio di Monte Circeo, che talvolta nella foschia mattutina tradisce il suo passato di isola, memore di quando si chiamava Eea e ospitava la dimora della Maga Circe, da cui prendeva il nome (sulla sua cima esistono dei resti di un tempio che sono a lungo stati identificati con la sua casa e col posto di trasformazione dei marinai in Ulisse in maiali).

diversivo nocchiaDopo un tale tuffo nella mitologia (se ci voltiamo verso nord in direzione Anzio, abbiamo l’Eneide, di fronte invece l’Odissea), torniamo per un po’ di km nella realtà della bonifica agricola, seguendo il Diversivo Nocchia, uno dei tanti sentieri costruiti lungo i canali, oggi patria delle bufale e delle rispettive mozzarelle.

Giunti a Sabaudia e ammirato il Monte Circeo in tutto il suo splendore dal ponte che taglia in due il Lago di Paola, possiamo fare una sosta o decidere per la terza deviazione del nostro percorso: se proseguiamo dritti per il lungomare, infatti, arriviamo a San Felice, dove possiamo cimentarci con la scalata del paese vecchio fino all’Acropoli, per 448 m di dislivello e 12 duri tornanti, da dove si gode un panorama eccezionale della costa a metà strada tra Roma e Napoli (si dice che nei giorni particolarmente limpidi sia visibile addirittura la Cupola di San Pietro).

Se invece ci adeguiamo all’anello base, possiamo continuare la nostra pedalata in pianura entrando nel verde intenso del Parco Nazionale, dove l’ombra degli eucalipti nasconde cinghiali, cervi e le vecchie capanne un tempo usate per la transumanza.

Il tratto nel Parco è sterrato e i suoi sentieri ciclabili ci ubriacano di natura immergendoci in un luogo senza tempo e senza spazio: i rumori della civiltà sono lontani, esistono soltanti le ghiandaie e i picchi tra le fronde. Quando usciamo all’altezza della località Cerasella, il monotono rettilineo della Strada Migliara 51 ha l’ingrato compito di riportarci al grigiore urbano e alla stazione ferroviaria di Priverno/Fossanova.

Claudio Mancini