Fabio Celeghin Da Santo a Santo in bicicletta per aiutare la ricerca dei tumori al cervello

da santo a santo in biciPartirà dalla Francia, attraverserà il nord Italia, e dalla chiesa di San Rocco a Mont Ventoux arriverà fino alle porte della basilica di Sant’Antonio a Padova.

E’ una preghiera, è una corsa in bicicletta, è un’avventura tra la gente, i paesi, i colori, la speranza. E’ la fuga di un cuore che batte forte nel petto di Fabio Celeghin e la sua prossima impresa “Da Santo a Santo 2015”.

Mille chilometri in bicicletta per finanziare la ricerca su una particolare forma di tumore al cervello (glioblastoma), un male ad oggi praticamente incurabile. Dal 31 maggio al 5 giugno. L’obiettivo: raccogliere almeno 300mila euro da destinare all’istituto neurologico Carlo Besta di Milano. Cercando nuovi sponsor, facendo conoscere la Fondazione Celeghin (vedi la pagina facebook Fondazione Giovanni Celeghin onlus e il profilo twitter @FondCeleghin.

 Fabio Celeghin racconta tappe e obiettivi della campagna promozionale, che parte ufficialmente oggi.

Innanzitutto, quale sarà il percorso?

«La prima tappa è a Mont Ventoux, arrivo classico del Tour de France. Da lì raggiungeremo Aix en Provence, poi ci fermeremo a Nizza, Genova, Parma e infine a Padova. In totale mille chilometri. Per l’allenamento ci teniamo su una lunghezza media di circa 150kmi».

Al traguardo cosa si prova?

«Orgoglio e felicità. Anche stanchezza, è un impegno discretamente faticoso. L’impresa però la fa passare in secondo piano. È un momento bello, che riempie il cuore. Quando arriveremo al Santo ci saranno gli amici, il comitato della Fondazione, il rettore padre Poiana. Quest’anno ci piacerebbe organizzare qualcosa di diverso: una piccola festicciola, diciamo».

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In concreto, a cosa servirà la pedalata?

«A finanziare la ricerca sul glioblastoma, un male ad oggi incurabile. Ci sono interventi che possono allungare le speranze di vita, anche a Padova operano neurochirurghi molto bravi, ma non esistono cure definitive. Il glioblastoma è molto aggressivo. Colpisce uomini tra i 40 e i 50 anni, ma talvolta si manifesta anche in età infantile. Il più grande centro di ricerca in Italia è il Besta di Milano, che opera 800 casi l’anno ed è un punto di riferimento a livello europeo. Abbiamo preso contatti con loro, quest’anno speriamo di sostenerli in modo sostanzioso per la ricerca».

Questa Fondazione nasce da una storia familiare e porta il nome di suo padre. Qual è la più grande eredità che le ha lasciato?

«Sicuramente l’etica sul lavoro, la gran voglia di lavorare rispettando gli altri. Quando è mancato ci siamo seduti a riflettere, e da un’esperienza per noi drammatica abbiamo fatto nascere qualcosa di bello. Lui aveva sempre donato molto, il suo nome è stata la scintilla che ha fatto nascere l’idea. Abbiamo fatto un appello tra tutti i nostri amici per capire chi voleva sostenerci: abbiamo messo in piedi cda e comitato scientifico, iniziato a cercare sponsor, organizzare eventi. Per fortuna o purtroppo la malattia ci costringe a fare esperienza. Noi abbiamo preso la nostra, e l’abbiamo messa a disposizione degli altri. Come avrebbe fatto lui. Adesso cerchiamo sponsor e volontari: più amici avremo accanto alla Fondazione, più riusciremo a fare del bene».

Silvia Quaranta