Ogni anno, nel nostro Paese, secondo le stime dell’istat e del censis, vengono rubate circa 320.000 biciclette dei quattro milioni di pezzi circolanti: per i ciclisti italiani la paura di essere derubati è seconda solo a quella di essere investiti. Per aumentare il numero dei ciclisti e per sostenere i progetti di mobilità sostenibile e tutela ambientale è indispensabile occuparsi seriamente anche dei ladri di biciclette.

in Italia non esistono dati sul problema dei furti di biciclette. Eppure il fenomeno ha pesanti ripercussioni anche sull’economia del nostro Paese e, secondo le stime di FIAB e Confindustria ANCMA, genera ogni anno un danno pari a 150 milioni di Euro, composto dai mancati introiti per l’industria nazionale della bicicletta, incluso l’indotto, e dalle transazioni in nero che sfuggono a ogni controllo d’imposta. A questo si aggiungono i danni legati alla sicurezza: chi ha subito un furto è più incline ad acquistare una bici a basso

Per sviluppare un piano articolato di contrasto al furto è necessario inquadrare il problema. Ecco perchè FIAB ha deciso di scattare una prima fotografia del fenomeno dei furti di biciclette in Italia, i cui risultati sono stati presentati  oggi, a Palazzo Reale in Piazza Duomo a Milano dalla presidente Giulietta Pagliaccio. L’ indagine ha interessato tre fronti coinvolgendo le prefetture, i comuni capoluoghi di provincia e i cittadini/ciclisti. Per quanto disomogenei tra loro, poiché riferiti ad aree geografiche diverse per tipologia, stili di vita, gestione della mobilità, ecc., i dati riferiti all’anno 2012 parlano comunque chiaro: solo il 40% dei furti viene regolarmente denunciato.

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Davanti a un quadro così articolato del fenomeno, FIAB sottolinea l’importanza di redigere delle linee guida condivise e, con particolare riferimento al sistema di identificazione delle bici rubate, propone di arginare il proliferare di iniziative di censimento locali o private, attraverso l’adozione, benché volontaria, di un sistema di punzonatura pubblico e univoco del parco bici circolante, come per altro avviene in molti altri paesi europei.

Questo è possibile con la punzonatura del codice fiscale del proprietario sulla bicicletta, perché si tratta di una procedura molto semplice che prevere il ricorso a un  database di proprietà pubblica esistente nel nostro Paese. Il codice fiscale presente su una bici rubata offre numerosi vantaggi: facile identificazione del proprietario da parte delle forze dell’ordine e operatori pubblici con la possibilità di restituire il bene mobile; gestione intelligente delle bici sequestrate, ora inevitabilmente ammassate dei magazzini comunali  nell’impossibilità di risalire al proprietario; disincentivazione al furto e al riciclaggio; incentivazione a denunciare il furto della bicicletta; facilità di abbinamento della bici al suo proprietario in qualunque luogo del nostro Paese.L’importanza della denuncia è tale, infatti, se esiste un “sistema” pronto a recepirla. Un valido progetto di punzonatura delle bici non risolve, da solo, il fenomeno del furto, ma rappresenta un importante tassello nelle azioni di contrasto, insieme a infrastrutture adeguate e sistemi per custodire le bici in sicurezza e a programmi di informazioni puntuali sui corretti comportamenti da adottare da parte dei ciclisti per rendere difficile la vita ai ladri di biciclette.