Sto andando a Londra in bici. Da Seattle. (E in nave anche, quando arriverà il momento di attraversare l’Atlantico).

Spero di raggiungere New York col mio vecchio amico Neil, mio compagno d’avventura in questo viaggio in bici, in un non precisato momento a inizio agosto. In questo modo avrò abbastanza tempo per stabilire una “residenza fissa” nella casa di un amico a Lake Placid e fare domanda per il visto al consolato spagnolo di New York, prima che la mia crociera per l’Inghilterra salpi, il 4 settembre. Trascorrerò il prossimo semestre invernale a Londra, seguendo alcuni corsi e preparandomi a studiare la disuguaglianza sociale spagnola a Barcellona per i nove mesi successivi. Lungo la strada cercherò di trovare la vera sharing economy (o consumo collaborativo, ndr) e di scriverne.

Ho scritto su Grist questa serie di articoli su quello che io considero la “vera sharing economy” – da contrapporre alla panzana-sharing economy incarnata da nuovi servizi a pagamento e imprese for-profit come Airbnb, Uber, e anche TaskRabbit. Questo viaggio è la mia occasione per far girare quest’idea.

Ho risparmiato un po’ (un grazie per la sistemazione senza canone d’affitto nel mio periodo a Grist, mamma e papà!), ma non percepirò alcun reddito. Il piano consiste nell’accamparsi, procacciarsi il cibo, fare couch-surfing e avventurarsi, facendo il bagno nei laghi, ma anche la doccia da chi è pronto a ospirare nella rete mondiale per cicloturisti Warm Showers (un ottimo esempio della vera sharing economy). Chiederemo anche un sacco di consigli e indicazioni stradali, dato che Neil è uno dei quattro millennial rimasti che non usano lo smartphone.

Non stiamo cercando di stabilire rigide regole per attraversare il continente senza denaro. Personaggi leggendari come Rob Greenfield hanno già provato che è possibile girare gli Stati Uniti in bici gratuitamente, e avendo come fonte di sostentamento la generosità, l’efflusso di ricchezza, e quello che resta della natura incontaminata e selvaggia – ma potrebbe volerci un po’ per raggiungere questa meraviglia.

Certo, capire come soddisfare alcuni bisogni senza denaro resta piuttosto importante. Per far funzionare il “viaggiare lento” conterò molto sulla vera sharing economy, ovvero sulle persone che si prendono cura delle persone. Sai, la generosità. La vera condivisione.

Oltre ad interessarmi, la condivisione mi porta non solo a conoscere nuovi fantastici amici, ma anche a guadagnarmi il “grazie” dell’ambiente. Mentre preparo la mia bici per la traversata del Nord America spendo un sacco di tempo a the Bikery, ciclofficina collaborativa per imparare i segreti della riparazione. E sto lavorando spassandomela al Beacon Food Forest, anziché coltivare nel mio giardino, perché è un progetto di orto urbano che vivrà a lungo anche dopo la mia partenza (ed è davvero divertente).

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È preoccupante che spesso siamo forzati a “giocare al capitalismo” tra noi, perché quando ci liberiamo di oggetti di valore o condividiamo un letto in più avremo probabilmente il bisogno di soldi per pagare il cibo e l’alloggio che altre persone possiedono. Questa mentalità diventa un’abitudine al punto tale che molti amici tengono nota dei pasti che si comprano reciprocamente, e si assicurano di restituire o almeno mettersi al pari. Ora ci sono persino app segnapunti per calcolare chi è in debito e di quanto, fino all’ultimo centesimo.

Per la presunta “equivalenza dello scambio” nelle transazioni economiche una relazione può finire nel momento in cui i contanti sono scambiati per cose o servizi. Questo accade nella maggioranza delle transazioni che conduciamo anche secondo le regole della “panzana-sharing economy”. Prova a pensare a un amico di lunga data che hai conosciuto vendendo o comprando qualcosa su Craigslist, o se sei mai stato suo ospite su Airbnb.

D’altra parte regalare e condividere è il primo atto delle relazioni. Gli esseri umani tendono a vivere di reciprocità, anche quando uno tiene i punti. O almeno spero che sia così. Sto realizzando che lungo la strada andrò a chiedere a un sacco di gente di condividere le loro cose e case. Sto condividendo un sacco in questa fase iniziale, dando via quasi tutto ciò che possiedo ad amici e sconosciuti – ovvero a vecchi e nuovi amici.

È parecchio soddisfacente vedere i miei (ex) vestiti addosso ad altri e sapere che i miei libri preferiti gireranno, anziché intascare pochi dollari extra per calorie che spero di trovare tra gli avanzi o da sconosciuti amichevoli. Fortunatamente esiste il karma per questo genere di cose.

Viagginbici.com tradurrà i periodici aggiornamenti di Grist durante il percorso, corredati da belle fotografie (Neil è un fotografo quasi-professionista). Auguratemi buona fortuna e di trovare internet nell’Est Montana.

Nel frattempo, se vedrete un paio di ostinati ciclisti che pedalano in città qualche sera estiva, offrite loro degli avanzi di cibo e una cucina dove preparare. Potreste finire condividendo un pasto appetitoso.

Sam Bliss
(Traduzione di Silvia Ricciardi)
Foto di Amelia Bates per Grist