Pisa in bicicletta con il bike sharing

Pisa è un raggio di sole che si specchia sull’Arno. Girare in bici è facile grazie a Ciclopi, il servizio di bike-sharing che si trova sia fuori dalla stazione centrale che all’aeroporto Galileo Galilei – ad appena un chilometro dal centro -. Con 15 postazioni su un’area urbana di dimensioni contenute muoversi a due ruote è comodissimo.

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Pisa è una città che accoglie, che coccola e stupisce. La sua torre è un simbolo dell’Italia, la sua università un’eccellenza, i suoi Lungarni un sollievo. Le buone ragioni per visitarla sono innumerevoli. Viagginbici.com ve ne propone giusto cinque, più una “falsa” che fa un po’ sorridere.

Tuttomondo, la pace in un murale

A poche pedalate dalla stazione centrale c’è, dal 1989, un’opera che ha segnato la storia della Street Art. Le linee inconfondibili sono quelle dell’artista statunitense Keith Haring, in tutta la loro semplicità. Invitato per un soggiorno in Italia da uno studente pisano, in quattro giorni di lavoro Haring ha regalato alla città un nuovo volto, Tuttomondo, che copre un’intera parete esterna della canonica di sant’Antonio abate, a ridosso di piazza Vittorio Emanuele.

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Difficile non restare colpiti dalle 30 coloratissime figure che compongono il murale, simbolo dell’armonia del mondo, della natura che ci sovrasta, della vita fatta d’amore e di lotta contro il male. È un affresco moderno, che vuole parlare a tutti. Per questo non è pensato per le luci artificiali di un museo, ma è sulla strada, e splende al sole. Per questo l’arte resta il miglior alfabeto per l’umanità.

Piazza dei Miracoli

Dall’altra parte di Pisa c’è il suo simbolo più noto: la Torre pendente di “piazza dei Miracoli”. Fu Gabriele D’Annunzio a battezzare così lo spazio che attornia la Cattedrale, rimasto ammaliato non solo dal Campanile zoppicante, ma anche dal Battistero e dal Duomo, il Camposanto monumentale e la settecentesca Fontana dei Putti.  Tanta bellezza concentrata non poteva che diventare patrimonio dell’umanità Unesco.

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La Torre di Pisa altro non è che il campanile del Duomo di Santa Maria. Pare che il progetto originario fosse dritto. Il terreno argilloso ha fatto il resto. Il monumento sale fino a 55 metri, offrendo a chi sale i suoi 293 scalini una vista mozzafiato – ma il conto è un po’ salato -. L’attuale inclinazione è di 5,5 °, quasi il 10 per cento.

Libri senza frontiere: il Pisa book Festival

Per un weekend all’anno Pisa si trasforma nella capitale dell’editoria indipendente italiana. Dal 7 al 9 novembre il palazzo dei Congressi sarà invaso da 150 espositori provenienti da tutta Italia, oltre 200 eventi e 4.000 metri quadri di libri. Madrina della dodicesima edizione è Dacia Maraini, e tra gli ospiti più attesi figurano il grande decano del palcoscenico Paolo Poli, lo scrittore Sandro Veronesi, il fumettista e disegnatore Sergio Staino. Svezia, Danimarca e Norvegia  sono gli invitati d’onore di questa edizione del book Festival. L’idea è di aprire l’orizzonte al fascino della cultura nordica, elemento esotico per gli italiani ancora poco conosciuto, salvo i soliti noti Andersen, Strindberg e Ibsen. Il programma completo è qui.

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Pasta fresca, pizza e cantucci

Per una parentesi gastronomica nel cuore della città la visita d’obbligo è al numero 13 di piazza delle Vettovaglie,  dove una nota famiglia di pastai, i Falciani, ha rilevato l’antica Vineria di Piazza.

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Pappardelle, gnocchetti, margherite di pasta, sono solo alcuni piatti della tradizione culinaria pisana nel menù. Gli amanti della pizza al metro fatta a regola d’arte invece si dirigano in via Sancasciani 1, alla pizzeria Le Scuderie.  L’ambiente è semplice e accogliente, da provare l’accostamento classico rapini e salsiccia. Infine un po’ di dolcezza alla pasticceria Lando di via Cattaneo. Anche se un po’ fuori mano la varietà dei dolci – di prim’ordine – e la cortesia del personale valgono la pedalata. Appese alle pareti le tele del maestro Lando non fanno che aggiungere un tocco di personalità a un locale  che sa di casa.

Sui Lungarni di Pisa con Modì

Amedeo Modigliani et ses amis è la quinta ottima ragione per visitare Pisa quest’inverno.

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La mostra dell’artista livornese sarà a Palazzo Blu fino al 15 febbraio prossimo. L’esposizione raccoglie opere del Centre Pompidou di Parigi, tele appartenenti a collezioni pubbliche e private italiane e straniere, una selezione di sculture di Modigliani e artisti a lui contemporanei.  Il percorso espositivo è un racconto per immagini della vita ribelle e trasgressiva di Modigliani.

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Da Livorno a Parigi, dagli studi alla maturità artistica raggiunta in Francia, si ripercorre la storia di un uomo che ha rifuggito l’omologazione, alla costante ricerca della Bellezza senza mediazioni e contro ogni stereotipo. Accanto alle tele di Modì c’è tutto il mondo che attorno gli gravitava a Montparnasse, i compagni di vita della cultura avanguardista Chagall, Soutine, Picasso e gli altri cubisti.

Le false teste di Modigliani

La sesta ragione è un falso clamoroso. Anzi tre, ovvero il numero delle teste scultoree ingenuamente attribuite a Modigliani dal fior fiore dei critici d’arte. La storia è esilarante, frutto del migliore – e dissacrante – umorismo livornese. Correva l’anno 1984 quando a Livorno tornò a galla una leggenda: Modigliani avrebbe gettato, prima di trasferirsi in Francia, alcune sue sculture nel canale che costeggia il mercato della città.

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Ricerche frenetiche portarono al ritrovamento di tre pietre lavorate. E subito gli esperti d’arte vi  riconobbero la mano dell’artista. Peccato che i veri autori fossero degli studenti burloni armati di scalpello e trapano elettrico, e l’artista Angelo Froglia. A trent’anni di distanza, a Pisa, tornano in pubblico quelle tre teste beffarde, esposte al Museo Nazionale di San Matteo per una seconda burla. Una rivincita dei critici sul visitatore.

Silvia Ricciardi