Un tracciato perfetto per touring bike, nel vero e proprio senso del termine:

turismo ciclistico, panorami meravigliosi e strade asfaltate poco frequentate, ma anche dislivelli, saliscendi e distanze piuttosto lunghe, quasi un centinaio di chilometri. E non per ultimi, tanti punti di interesse lungo il percorso, con un patrimonio storico, culturale, architettonico, artistico e paesaggistico – nonché enogastronomico – di incredibile densità.

 

La diagonale dell’itinerario fende il centro Italia da nord-est a sud-ovest attraverso tutta la Tuscia,

passando per alcune delle più belle città d’arte dell’Etruria,

che nulla hanno da invidiare ai borghi della vicina Toscana: Orvieto, Bolsena, Marta, Tuscania e Tarquinia.

Partiamo dalla stazione di Orvieto Scalo, raggiungibile da Roma in poco più di un’ora,

per iniziare a circumnavigare la monumentale rocca tufacea sulla quale è adagiata la città. Ovviamente una deviazione e prima sosta è consigliata, a seconda del tempo a disposizione (ci sono due o tre tornanti da fare per salire su al centro storico), così come una visita al suo duomo, uno dei maggiori esempi di gotico italiano. Se invece tiriamo dritto – di bellezza ce n’è fin troppa, lungo i cento chilometri, il duomo ce lo vedremo mentre saliamo sui tornanti della strada bolsenese, mentre disegna a seghetto i profili di Orvieto ergendosi sopra gli altri edifici. A proposito di salite: ce ne sono due in tutto il percorso, per un totale di circa 1100 m di dislivello positivo: la prima e più dura ce la sorbiamo subito, e dura una dozzina di chilometri – si tratta di quote collinari, quindi non è niente di proibitivo, però su lunga distanza può dare il suo contributo alla stanchezza dell’intera giornata.

Guadagnata la quota, ci si apre lo spettacolo meraviglioso dei filari di vigne e campi arati, perennemente battuti dal vento che si fa largo oltre l’ex-cratere del lago di Bolsena: un piccolo altipiano esposto al sole e ai papaveri, con boscaglie incontaminate e casolari rustici, che pare incorniciato. Il traffico è rado, ma quei pochi che ci sono sono abituati a correre, quindi occhio.

Superato il bivio per Montefiascone (possiamo comunque prenderlo per accorciare la strada, ma così ci saltiamo il passaggio per Bolsena e il lago), la strada si fa più selvaggia e comincia a inclinarsi verso il basso: siamo nel punto più alto di tutto l’itinerario, ed è il turno di perdere quota verso il lago.

Bolsena ci appare dall’alto, in una visuale a volo d’uccello, con le acque grigio-azzurre del lago che le danno un’aria quasi scozzese.

E mentre la attraversiamo, la sua storia sembra sfilare davanti ai pedali in rapida successione cronologica: prima passiamo per le rovine etrusche e romane dell’insediamento di Volsinii, sito archeologico di grande interesse; poi ci imbattiamo nel suo suggestivo castello medievale, sede del museo della città; infine, scendendo per i suoi vicoletti,

attraversiamo il corso della Via Francigena e il borgo nuovo, adagiato sulle rive del lago.

Dopo i primi trenta chilometri, fatti di salita, vento e discesa, il tratto di lungolago bolsenese è l’ideale per rilassarsi e spezzare un po’ la tensione: folaghe e anatre fanno da contrappunto sonoro ai giunchi mossi dal vento, in evidente contrasto con l’immobilità implacabile delle isole Bisentina e Martana.

La strada ci ributta poi sulla Cassia, e da qui inizia la lenta, graduale ascesa verso Montefiascone, ovvero la seconda e ultima salita dell’intero tracciato.

Lungo il tratto di Cassia incontriamo più volte il percorso della via Francigena,

qui immerso nei boschi attorno al lago, poi l’inquietante formazione rocciosa delle Pietre Lanciate, un geosito formato da prismi incuneati in una parete di origine vulcanica che secondo la leggenda sarebbero stati lanciati dal diavolo, la bella riserva naturale di Turona e un cimitero di guerra inglese.

Tutto questo per distrarci dalla salita

verso il borgo papale di Montefiascone, noto per il suo Duomo monumentale di Carlo Fontana e per il suo vino “Est! Est!! Est!!!”.

Giunti a questo punto, ci troviamo nel punto più alto di tutto il percorso, e poco importa se siamo ancora a metà strada: occorre rilassarsi e lasciarsi cullare dalle pendenze vulcaniche: perché dopo aver costeggiato il bordo del cratere fino a Marta, in pianura / falsopiano, ci attendono 15 km di leggera discesa nei campi fino a Tuscania: questo è probabilmente il tratto più piacevole di tutto l’itinerario, almeno dal punto di vista ciclistico. Una discesa marcata quel tanto che basta a riposarsi, ma non così violenta da dover prestare attenzione all’eccessiva velocità, lungo il corso del fiume Marta, unico emissario del lago di Bolsena, per una strada snobbata dal traffico automobilistico, scandita soltanto dalla solitudine delle mucche al pascolo.

Celebriamo così l’ingresso a Tuscania in totale relax:

anche questa rocca etrusca merita senz’altro una sosta, con visita alle chiese di San Pietro e Santa Maria Maggiore, oltre che le torri medievali e i siti archeologici etruschi. Ma prima di riprendere gli ultimi venti km in direzione di Tarquinia, è necessario (assolutamente necessario) fare un’ultima deviazione di qualche centinaio di metri per non perdersi due pellegrinaggi doverosi: quello alla bellissima Abbazia di San Giusto, dove è anche possibile dormire a poco durante la bella stagione, e quello alla vendita diretta di formaggi Marras (strada Pietrara 4), l’oasi del pecorino, il santuario della ricotta, l’eremo del primosale. Ogni altra parola sarebbe superflua, citofonare per credere.

Infine, sazi di cacio e caglio, non ci resta che prendere

un pacioso andamento verso la bella Tarquinia e la stazione di ritorno,

con un suggestivo rettilineo lanciato in un’inesorabile discesa verso il mare. Se si ha tempo e voglia, è raccomandata una visita al suo borgo antico, al museo etrusco e alla necropoli (una delle più importanti al mondo) e uno sguardo al surreale sito delle saline.

difficoltà: MEDIO-IMPEGNATIVO

distanza: 97 km

superficie: asfalto (provinciali, strade secondarie)

dislivello: 1079m

inizio: Stazione di Orte Scalo

fine: Stazione di Tarquinia