Storia di una campionessa invisibile.

Una donna libera, caparbia e coraggiosa. La sua favola continua ed anche il sogno di correre alle Olimpiadi del 2020

Storia di una favola. E di un record da sogno. A compiere l’impresa Vittoria Bussi, matematico e ciclista, che a 31 anni, in sella alla sua bici Giant Liv, blocca il cronometro a 48,007 km/h. Nel velodromo di Aguascalientes in Messico, lo scorso 13 settembre, arriva il record superando il precedente dell’americana Evelyn Stevens che nel febbraio del 2016 fermò il cronometro a 47,980 km/h. Vittoria Bussi entra a pieno titolo nella storia del ciclismo mondiale.

Quarantotto chilometri e sette metri. In ogni centimetro i tanti sacrifici della preparazione, in ogni metro il talento sprigionato sui pedali, in ogni chilometro i numeri applicati alla meccanica. Sfreccia fluida sulla sua bici sfidando l’aerodinamica e con in testa il sogno di battere il tempo. In ogni pedalata un solo pensiero, Walter, il padre scomparso troppo presto.

Quarantotto chilometri e sette metri. Arrivano le lacrime, di gioia. E’ lei la prima donna della storia ad aver superato i 48 chilometri l’ora. E’ lei a laurearsi primatista mondiale della specialità su pista ed è un’italiana. Sale sull’Olimpo dei record assieme a quanti l’hanno compiuta prima di lei, Giuseppe Olmo, Fausto Coppi, Ercole Baldini, Francesco Moser e fino al suo primato, l’unica donna fu Maria Cressari. Solo per ricordare gli italiani detentori del record dell’ora. Un solo cruccio, Vittoria Bussi per molti sembrò arrivare dal nulla ed anche dopo il record se ne sono accorti in pochi.

In pista a Palma di Maiorca

La raggiungiamo a Palma di Maiorca, ha appena finito di allenarsi ma si presta per una chiacchierata. Si trova sull’isola delle Baleari da circa un mese, c’è un velodromo dai costi sostenibili e un ambiente giusto che l’aiuta nella preparazione che non conosce sosta. Gli chiediamo quale altro traguardo abbia in mente, il record ormai è storia. Cita una frase di Oriana Fallaci quando sei arrivato o hai vinto, avverti un gran vuoto. E per superare quel vuoto devi metterti in viaggio di nuovo, crearti nuovi scopi”. Quali? “Tokyo 2020” lo dice con lo stesso sorriso di quando scandisce quarantotto chilometri e sette metri”. Già, l’Olimpiade. Il sogno e la favola di ogni atleta. Anche di Vittoria Bussi. Intanto anella giri su giri nello stesso velodromo utilizzato per gli allenamenti dall’inglese Bradley Wiggins, detentore maschile del record dell’ora.

Il santuario del record

Ma torniamo ai giorni del primato. Aguascalientes è una città del Messico, si erge sulle rive del Río omonimo a 1.888 metri sul livello del mare, circondata da straordinari scenari montuosi dove è possibile realizzare attività ecoturistiche e vivere avventure estreme. In questi posti si può andare in bicicletta, praticare rapel, alpinismo e molte altre escursioni esperienziali. Il velodromo ha una pista molto veloce e le condizioni climatiche sono ideali. E poi costa poco, per un mese di pista chiedono quanto un paio di ore in Europa. L’impresa Vittoria Bussi la pianifica dal suo computer, a migliaia di chilometri di distanza “Un’impresa anche dal punto di vista economico, ho prenotato i voli ed una casa su un portale online. Il trasloco è durato una quarantina di giorni. Ho dovuto fare i conti con tutto. Materiali a parte, i velodromi in Italia, come nel resto d’Europa, hanno costi incredibili”. Alle pendici del Río Aguascalientes nel velodromo Bicentenario, Vittoria ha trovato il suo “santuario” dove le imprecazioni alla fatica e le lacrime si sono tramutate in invocazioni. E qualcuno lassù le ha ascoltate.

 

 

La donna con il fascino dei numeri

Una campionessa con la passione per la matematica. I trascorsi atletici di Vittoria Bussi vengono dal mezzo fondo per poi essere abbandonati così da completare gli studi di Matematica. Dopo la laurea si trasferisce in Inghilterra per un dottorato di ricerca ad Oxford e all’ultimo anno si avvicinata al triathlon. Viene notata però in una gara di duathlon da Flavio Zappi, ex professionista trasferitosi nel Regno Unito, che le consiglia i pedali, meglio la bici alla corsa. Inizia a pedalare non più giovanissima e disputa le prime gare in un team UCI per competizioni di Coppa del Mondo e gare classiche. “Le prime uscite non sono state esaltanti. Direi un disastro per chi come me non ama stare in gruppo. Non rendo, mi manca la tecnica e non sono abile nel guidare la bici nel gruppo. Ho fatto tesoro di quanti mi hanno suggerito di provare in una specialità individuale”. La romana ma torinese d’adozione non si trova a suo agio nelle gare su strada, va meglio nelle prove contro il tempo. “Mi affascina molto l’aspetto scientifico che c’è dietro a un tentativo del genere, lo studio dell’aerodinamica, della meccanica dei fluidi e tutti i calcoli correlati sono davvero interessanti”.

Il buon cibo come carburante

Quando si pensa ad una preparazione atletica il sinonimo con una dieta equilibrata è quasi d’obbligo. Vittoria in questo campo ha una sua teoria “Mi piace mangiare anche se sto molto attenta. Metto l’olio ad occhio non uso il misurino. Credo che il cibo sia un piacere della vita al pari di un buon bicchiere di vino. Non mi faccio particolari privazioni”. E da brava cuoca, quando gli allenamenti glielo consentono, si concede alla buona tavola. Fa qualche strappo ma non più di tanto. “In questo avvio d’anno inizierò delle collaborazioni con dei nutrizionisti, è un aspetto anche questo che andrà meglio disciplinato”.

Pianificare un’impresa

Dopo la morte del padre, il ciclismo riempie la sua vita. Chi l’ha notata in sella alla sua Giant Liv ha intuito il talento. Va forte nelle prove individuali e a cronometro non è male. Lascia Oxford e torna in Italia. Non ha mai fatto competizioni giovanili, cerca una squadra ma è più facile fondarne una per poter gareggiare. Nasce la BJ Bike Club, acronimo di Bussi e Jappica, i cognomi di Vittoria e del suo compagno Rocco, con cui ha fondato l’ASD tesserandosi alla categoria Elite Woman, lui presidente e lei unica atleta. Un binomio che si rileverà vincente. Le prime gare esaltano il talento, intanto a cronometro continua ad andare forte. “Mi dicevano di tentare il record dell’ora. Non ci pensavo. Troppo grande l’impresa, troppe incognite”. Ancora numeri nella sua vita, ma perché no? Walter l’avrebbe di sicuro accompagnata. E per Vittoria l’equazione di un record dell’ora va risolta semplificando le incognite. L’impresa va preparata, applicare la meccanica e studiare l’aerodinamica poi le incognite: pista, allenamenti, tempo, sudore, dolore, sacrifici e soldi. Non solo talento, non basta. “L’impresa andava pianificata anche dal punto di vista economico, dopo la preparazione non potevo rinunciare per mancanza di fondi. Conti alla mano, bisognava pagare i controlli dell’antidoping, fare il passaporto biologico, costa 7.500 euro all’anno, tenere un diario con tre mesi di anticipo per essere rintracciabile dai controlli antidoping e poi l’affitto del velodromo, i commissari dell’Unione Ciclistica Internazionale, l’attrezzatura e lo staff. E non ultimo pensare alla mia compagna d’avventura, la bici. Ho fatto la lista della spesa e investito tutti i nostri risparmi”. La storia sappiamo poi com’è andata a finire. “Quarantotto chilometri e sette metri”. E sorride!

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La donna dei record ma non dei like

Nel 2017 prova per la prima volta il record ma ottiene “solo” il primato italiano. Le lancette del cronometro si fermano a soli 404 metri dal record della Stevens. L’ottima performance sempre ad Aguascalientes le vale il miglior tempo italiano di sempre, 47,576 km l’ora. Ci riprova nel 2018. La storia la conosciamo “quarantotto chilometri e sette metri”. Le chiediamo cosa sia stato fondamentale per la “Vittoria”, senza esitare ci risponde “Forse la maggiore motivazione. Nei momenti di fatica, quando è più facile rinunciare penso a mio padre Walter. E così riprendo a pedalare con maggiore forza”. Facile pensare che una volta raggiunto il record il mondo del ciclismo e non solo avrebbe parlato di lei. Sarebbero arrivati proposte di ingaggio e sponsor. Ma non è stato così e ci ripete quanto dichiarato in altre interviste “Qualche sponsor in più è arrivato. Dei tempi pare che interessi poco, paradossalmente mi chiedono il numero di follower”. Ci racconta un aneddoto divertente ma amaro “Qualche mese fa sono andata in tv. Ho lasciato la mia tenuta da ciclista Endura ed ho indossavo la gonna. Il giorno dopo i like sono aumentati più di quando ho fatto l’Ora. Da cadere le braccia a terra”. Se i possibili sponsor guardano più al profilo facebook che alle prestazioni da record, non ci resta che suggerire di invadere la pagina di Vittoria e far schizzare in alto i like. Un record a portata di mano e a costo zero. Ma tant’è.

 

Sogna la maglia azzurra e le olimpiadi

Cosa guarderà il ct Cassani? Vittoria Bussi anche nel 2018 correrà per la BJ Bike Club con il sogno di indossare la maglia azzurra alle Olimpiadi di Tokyo del 2020. Unica ed ultima occasione. Servono risorse per pianificare un’altra impresa. Per la precisione circa 16 mila euro per coprire le sole spese. Ma forse qualcosina in più. Ancora una lista della spesa quindi per alloggi, allenamenti, piste, trasferte, iscrizioni a gare internazionali oltre a quanto serve per il passaporto biologico.Fin ora avevo solo un paio di sponsor che mi seguono da tempo. Devo dire che dopo le recenti interviste, tra cui quella del Corriere della Sera, è arrivata l’adozione di Open il giornale di Enrico Mentana. Un aiuto economico non da poco e di questo, attraverso Viagginbici.com, approfitto per ringraziarlo ancora. Si prospettano nuove strade. Sono fiduciosa”. E noi di Viagginbici.com seguiremo e racconteremo ancora di Vittoria Bussi, la donna che vuole battere di nuovo il tempo, stavolta quello olimpico, e dimostrare che l’età non conta. Per sé stessa e per quanti guardano al ciclismo con animo pulito. Lo stesso Mentana l’ha definita emblema della “meglio gioventù” ed anche per noi migliore definizione non poteva essere coniata. Vittoria ha un progetto, insegnare ai giovani quanto sono belle le gare a cronometro, ancora troppo poco considerate nel Bel Paese. E un piccolo sogno ancora, tentare il record al Vigorelli di Milano. Un certo Fausto Coppi lo fece. Ma il sogno dei sogni, la fiaba, è la maglia azzurra con il passaporto per volare a Tokyo e risolvere l’ultima equazione. Calcolare la traiettoria ideale per il tempo dei tempi, quello a cronometro su strada, a marchio cinque cerchi. Ancora numeri per Vittoria, nel ciclismo come nella vita, oltre la gonna c’è di più.