L’anticonformismo nel DNA, il mountain biking lo ha sempre avuto, influenzando ovviamente anche l’abbigliamento per Mountain Bike. Quaranta anni fa, quando fu importata in Europa dagli Stati Uniti, la disciplina della bici “a ruote grasse” sovvertì tutti gli schemi e i modi di fare dei ciclisti stradisti del vecchio Continente, perché no, anche il modo di vestire. Rispetto ai “cugini” della strada i biker hanno sempre osato di più, sono stati i primi ad utilizzare colori forti, quasi abbaglianti. Furono i biker i primi ad utilizzare, negli anni Novanta, completi gialli, viola o fucsia; furono sempre i biker i primi a indossare caschi integrali che gli stradisti non avevano mai visto.

Facciamo ora un salto avanti di qualche anno per vedere come anche oggi, il mondo della mountain bike, abbia segnato il passo nel settore dell’abbigliamento: è stato per primo il mondo “a ruote grasse” ad abolire i pantaloni aderenti e le magliette così strette che non permettono quasi di respirare o di prendere una banana dalla tasca posteriore. No, l’abbigliamento del biker moderno è sbarazzino ed “easy”, è più comodo e poco costringente, perché fondamentalmente il biker non ha in testa solo il cronometro o l’aerodinamica, ma soprattutto vuole divertirsi e farlo in modo libero, comodo, senza essere troppo fasciato da quel che indossa, tanto più che in questo modo se si ha qualche chilo in più lo si riesce meglio a celare…

Come si veste il biker?

Iniziamo dai pantaloni, quelli che guai a chiamarli “salopette”. Le braghe dei biker si chiamano baggy shorts, e sono decisamente diverse dalle più attillate e fascianti salopette in lycra, che nel mountain biking non vengono usate più quasi da nessuno. I baggy shorts sono in pratica pantaloni corti con calzata larga, dotati anche di pratiche e utili tasche larghe sui fianchi, dove poter riporre gli accessori utili durante le uscite. I baggy shorts svolazzano un poco, è vero, ma non è un problema per una disciplina che non deve badare tanto alla resistenza che in velocità oppone il vento.

Come sono fatti i baggy shorts

I baggy si compongono di due parti, quella esterna di cui abbiamo parlato e il boxer sottostante, in pratica una mutanda fasciante provvista internamente del fondello, che svolge la classica funzione di interfacciare il contatto tra sottosella e sella. In pratica, se il baggy ha la funzione di vestire, il boxer sottostante ha il ruolo di migliorare il comfort e talvolta proteggere anche il corpo attraverso inserti morbidi posizionati in maniera strategica sui due lati, esattamente nel punto in cui insiste la testa del femore.

La maglia del moutain biker

Al pantalone largo vanno abbinate maglie della medesima tipologia, più larghe rispetto a quelle che si usavano in passato e quasi mai attillate. Dalle maglie della mountain bike sono peraltro scomparse le tasche posteriori, visto che ad assolvere alla funzione di portaoggetti provvede oggi un altro accessorio di cui parleremo oltre, lo zaino idrico. Restando alle maglie, il taglio della manica è di solito lungo, sia che si tratti di modelli invernali che estivi, visto che in entrambi i casi la necessità del capo è anche proteggere le braccia dai graffi e dalle abrasioni che potrebbero altrimenti verificarsi con i rami o con gli arbusti. Così come per i baggy, anche per le maglie a maniche lunghe esistono dei modelli con protezioni integrate, di solito costituite da materiale elastomerico inserito all’interno di tasche ricavate sulla porzione dell’avambraccio.

I guanti

Dalla maglia passiamo ai guanti, accessorio fondamentale nel fuoristrada: indossare i guanti è vitale per evitare le dolorose e pericolose abrasioni che il palmo della mano può subire anche in caso di cadute apparentemente banali o a bassa velocità. Quelli della mountain bike non sono però i classici guanti del ciclismo su strada, ovvero con taglio a “mezze dita”. No nel mountain biking servono guanti a dita intere sia in inverno che in estate, perché gli unici in grado di proteggere le dita dai graffi e dalle botte che potrebbe causare il contatto con spini o rami che possono facilmente impattare con le estremità. Non a caso i guanti da downhill hanno vere e proprie costolature di rinforzo corrispondenti il dorso delle dita (mentre quelli delle discipline del cross country e della marathon sono più leggeri). Naturalmente i guanti estivi sono realizzati con un tessuto più leggero e traspirante, diversamente da quelli invernali, che devono avere anche proprietà di isolamento termico.

Le scarpe da mountain bike

Le scarpe: fondamentalmente esistono due grosse famiglie di calzature da mtb, quelle per pedali a sgancio rapido e quelle per pedali liberi. La differenza è in funzione del tipo di mountain biking che si va a praticare, ovvero se si è più votati al cross country e alle marathon oppure se si preferisce il downhill, il freeride: così, nelle le discipline votate all’intensità dello sforzo – ovverosia il cross country e le marathon – saranno da preferire scarpe per pedali a sgancio rapido, mentre per quelle più orientate verso la discesa come il “DH” o il free ride si usano (di solito) i pedali liberi. In entrambi i casi suola deve garantire il giusto compromesso di rigidità che assicuri la necessaria trasmissione di potenza da parte della pianta del piede e allo stesso tempo la necessaria morbidezza per consentirle di affrontare nel modo più naturale possibile i frequenti tratti a piedi tipici della bici da fuoristrada. Questo significa che nel mountain biking le scarpette del ciclismo su strada saranno da bandire non solo perché le loro tacchette di aggancio non sono compatibili con i pedali da mtb, ma anche perché la loro suola è generalmente troppo rigida; allo stesso modo è decisamente sconsigliato adattare alla pratica della mtb le scarpe da podismo, primo perché la suola è troppo morbida, secondo perché la tomaia è poco protettiva rispetto ai sassi o alle asperità che accidentalmente potrebbero colpire dolorosamente il collo o il tacco del piede. Da ultimo, le scarpe da mtb dovrebbero avere una protezione malleolare, per evitare il contatto accidentale del malleolo con la pedivella. Anche in questo caso, più aumenta il livello di competenza tecnica richiesta in discesa, più la scarpa dovrà essere protettiva e robusta (e di conseguenza anche più pesante dei modelli più leggeri e minimalistici destinati al cross country).

Il casco da mtb

Rimaniamo in ambito di protezione ma passiamo al casco: in questo caso le differenze con i caschi del ciclismo su strada sono più che altro relative alla forma della calotta, visto che i materiali, le tecnologie di costruzione e di protezione (oggi avanzatissimi, relativi non solo alla qualità dei materiali usati) sono praticamente gli stessi. La differenza è dovuta principalmente al fatto che in mountain bike c’è un rischio molto maggiore di urtare con rami e sporgenze che possono incontrarsi accidentalmente sul percorso (in particolare su sentieri tecnici). È per questo che i caschi da fuoristrada hanno una forma più protettiva rispetto alla nuca e rispetto alle tempie. Tipici dei caschi in mtb sono anche le visiere (in genere removibili), utili per aiutare la vista ad affrontare al meglio le frequenti variazioni di esposizione luminosa che caratterizzano il passaggio da un sottobosco a una zona assolata. E viceversa. Caratteristiche ancora diverse hanno invece i caschi da discesa o da free ride: per chi in discesa va giù davvero “duro” è preferibile un casco provvisto di mentoniera, di quelli integrali specifici da mtb. Pesano un paio di etti in più rispetto ai caschi standard, ma per chi vuole praticare fuoristrada sia nella sua declinazione discesistica che in quella del cross country, esistono anche i modelli con mentoniera removibile.

Le protezione del mountain biker

Liquidiamo l’argomento degli accessori legati alla sicurezza con le protezioni per il biker, anche queste tanto più importanti quanto più ci si dirige verso le attività orientate alla discesa. La schiena, il collo, il petto, le spalle, le ginocchia, gli avambracci e gli stinchi sono nell’ordine le zone del corpo più importanti da proteggere. Le protezioni sono costituite da elementi in materiale antishock talvolta imbrigliate all’interno di maglie che fungono anche da vano per le protezioni, altre volte vincolate direttamente al corpo attraverso lacci e strap. Le protezioni sono naturalmente più importanti nelle discipline della mtb più focalizzate verso la discesa, ma è anche vero che anche per le specialità del cross country e della marathon il rischio caduta esiste eccome, di conseguenza sono preferibili quei capi di nuova generazione che adottano protezioni “leggere”: si tratta di materiali speciali di cui sono provviste alcune maglie e baggy short nelle zone più esposte agli urti in caso di caduta. Capi di questo tipo hanno discrete proprietà protettive e non limitano troppo la libertà della pedalata, cosa che invece succede alle più ingombranti protezioni dedicate alla specialità della downhill.

Lo zaino idrico, cos’è?

Altro accessorio immancabile nell’equipaggiamento tecnico del biker moderno è lo zaino idrico. Quello idrico è uno zaino che alloggia nel vano interno uno scompartimento per ospitare una sacca idrica collegata al relativo tubo e al bocchettone speciale. Questo consente di bere semplicemente portando il tubo alla bocca, eliminando del tutto la necessità della borraccia e tutte le incombenze che la presa di questa comporta durante la guida in mountain bike (prima di tutte la perdita di attenzione). In seconda battuta gli zaini idrici sono diventati validissimi alleati per alloggiare tutto il necessario di cui un biker necessita durante un’uscita. Sul mercato esistono zaini idrici di diversa capienza, così come diversa è la capacità della sacca idrica, in genere compresa tra 1,5 e 3 litri. Tutti gli zaini idrici da mountain bike devono inoltre avere una, o meglio due, cinte addominali per tenere fermo e stabile l’accessorio durante la marcia. Come dicevamo sopra alcuni zaini idrici integrano nella porzione dorsale uno strato di materiale protettivo, molto utili in caso di caduta.

Consigli per gli acquisti

Le nostre proposte


Assos H.Rally Boxer
Il primo strato per il ciclismo fuoristrada. Questi boxer combinano il comfort con le protezioni laterali dagli urti.
110 euro


www.assos.com

Assos H.Rally Cargo Shorts
Calzata comoda, vestibilità personalizzata. Offrono massima resistenza per le uscite in fuoristrada più dure.
190 euro
ww.assos.com

Specialized Demo
Una maglia in tessuto VaporRize, che veicola l’umidità verso l’esterno. Il filato S.Café allontana i cattivi odori.
70 euro
www.specialized.com

Evoc CC16l
Uno zaino idrico dal peso ottimizzato. Il sistema di ventilazione lo adatta all’uso in montagna e anche in città.
95 euro
www.evoc.com

Dainese Trail Skins 2
Ginocchiere in Crasch Absorb Memory Foam: dopo l’urto tornano alla forma iniziale. Hanno comodi inserti in silicone.


55 euro
www.dainese.com

Shimano XC5
Per tutti i terreni, purché in fuoristrada. La chiusura è elegante e funzionale, con i lacci. E la suola in gomma antiscivolo è fornita da Michelin.
149 euro
www.shimano.com

Giro Chronicle Mips
Tecnologia interna alla calotta Mips, una membrana che dissipa gli urti diretti in modo tangenziale sul casco, cioè i più frequenti nelle cadute dalla bici.
82 euro
www.giro.com


Mavic XRide Protect
La chiusura è a strap. E sulla parte palmare c’è un espanso in Eva, che garantisce una maggiore ammortizzazione.
35 euro
www.mavic.com

 

Maurizio Coccia

Ultimo aggiornamento 2019-05-10