Turchia in bicicletta tra vulcani nel geoparco di Kula

Oltre 80 coni vulcanici, crateri e antiche lave basaltiche. Il paesaggio che circonda il vulcano Kula, nella provincia di Manisa, in Turchia, è un inno alla terra che ribolle. Baki si è messo in sella per il suo viaggio al centro della Terra attraverso l’Anatolia occidentale. Un’ottima zona per i ciclisti più allenati e avventurosi, con tante strade sterrate secondarie – toprak yollar e tarla yolları – e paesaggi incontaminati.

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Dal 2013 il campo vulcanico di Kula è entrato nella rete europea dei geoparchi, aree naturali di particolare interesse geo-minerario protette dall’Unesco. Obiettivo del network è di promuovere la crescita sostenibile di territori come questo, supportando l’uso dell’eredità geologica per lo sviluppo del geoturismo. Al momento sono interessate 64 aree in 22 Paesi europei.

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Kula è il primo geoparco turco, e si trova a 12 chilometri dall’omonima città. È una terra vasta, dal clima mediterraneo. Copre 400 chilometri-quadrati piuttosto brulli. Quando lo storico e geografo greco Strabone vi si recò erano gli anni in cui nasceva Cristo. E nella sua Geografia chiamò la zona Katakekaumene, “terra bruciata”.

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Anche Baki abbandona la pianura e risale alle origini di questa superficie scottata dalla lava, a 750 metri di altezza. «L’ultima eruzione a Kula è stata nella storia del genere umano, probabilmente più di 10mila anni fa – racconta -. Ma chi vi abita giura che “quando l’aria si fa fredda si addensano i vapori vulcanici delle fumarole, specialmente in un cratere vicino al vulcano Divlit”».

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Le vecchie superfici di colate laviche AA hanno un aspetto aspro e irregolare. Hanno trovato fossili di scorpioni, impronte che si pensano di uomini preistorici e le tracce dei primi cani addomesticati.

 

Oggi ad abitare questa regione sono per lo più contadini, che popolano i bei villaggi e accolgono il visitatore in modo molto amichevole. Coltivano la terra, producono l’uva sultanina che arriva anche in Italia, ma sono pure testimoni dei soprusi che qui si consumano. «C’è chi ha devastato alcuni coni vulcanici per le miniere di scorie, usate per molte attività, dall’agricoltura alle costruzioni. E c’è anche chi vuole eliminare le scorie vulcaniche per avere un panorama migliore». I contadini parlano della regione come di una «SİT alanı» (area protetta). «Il parco nazionale per la tutela però non è ancora operativo», racconta Baki.

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La gente è molto ospitale, ma le strutture ricettive non sono ancora troppo sviluppate. «Non ci sono molti hotel e campeggi, mentre per il wild camping nessun problema».

Per arrivare a Kula da İzmir c’è la statale İzmir-Ankara. Le condizioni dell’asfalto sono buone, ma il traffico può essere un problema, specialmente nell’area di İzmir. Tutt’altra storia per le parti non asfaltate di Kula, a serio rischio foratura. Con un paio di camere d’aria di riserva e preparando il percorso con Bikemap eviterete spiacevoli sorprese.

Silvia Ricciardi & Baki Berk Kayalar

Foto di Baki Berk Kayalar