Il reportage di viagginbici.com in Terra di Siena

con Claudio Mancini..

Personalmente quando viaggio in bici mi privo delle comodità quotidiane, mi carico una tenda e scelgo un soffitto di stelle. Metto in discussione la vita di tutti i giorni, mi pongo delle piccole sfide di superamento dei miei limiti, cercando un po’ di fuga dalla velocità dei ritmi occidentali.

Bello tutto.

Di tanto in tanto, però, un pochino di agio non guasta.

E così, nell’ambito del  progetto Terre di Casole Bike Hub, di cui abbiamo già parlato nella prima parte di questo reportage In Toscana nasce il primo Bike Hub a Terre di Casole, mi sono concesso qualche giorno di pedalate in compagnia, sulle colline del senese, in Val d’Elsa.

I paesaggi di queste zone sembrano usciti dall’estro di Monet o Pissarro,

con le loro curve dolci che mischiano i contorni delle colline ai filari di alberi, i casali rustici, alle strade di campagna.

Ecco, le strade….Casole_22_Ott.2016_Foto_Cioli_Giordano (35)

Sono le strade le vere protagoniste della Toscana,

loro che disegnano serpentoni dalle prospettive impossibili su quelle tenui rotondità fatte di terra arata o selve; il loro bianco calce solca il terreno proprio come una pennellata di un pittore impressionista.

Croce e delizia del ciclista e del viandante, sono capaci di appagare l’occhio e lo spirito quanto di fiaccare il fisico.

Ma torniamo all’agio, ché il fisico va anche ricompensato delle fatiche.

Per farlo abbiamo giocato d’anticipo, iniziando dalla sera precedente: una cena gourmet al ristorante

Il Colombaio a Casole d’Elsa  è un’ altra struttura aderente al Bike Hub. Qui gli ingredienti della tradizione toscana si sposano con l’inventiva e la ricercatezza dello chef: piatti ricercati, che soddisfano l’occhio quanto il palato, al punto che da qui abbiamo portato a casa una ricetta tradizionale, che profuma della stessa terra in cui si pedala. terre di casole bike hub 1

Per rispettare il titolo di questa testata, però, occorre tornare in tema e fare un salto dalla risorsa ciclistica del Bike Hub, Gippo Bike, dove già ci attendono in fila le nostre e-bike da turismo. O meglio, attendono gli altri, visto che ci tengo a faticare e a sudarmi la meta e ho richiesto esplicitamente una bici senza pedalata assistita: mi ritrovo più che soddisfatto con una Specialized da trekking con forcella ammortizzata.

Gippo assieme ad Anima Toscana organizza tour guidati e semi strutturati per tutte le tipologie di ciclista: dalla famigliola con bambini allo sportivo sfegatato, dal cicloturista al ciclista della domenica.

Le già citate pendenze toscane, che possono attrarre l’agonista tanto quanto scoraggiare il novizio, diventano alla portata di chiunque con le bici elettriche.

Compattato l’Eroico gruppo (sia in senso morale che ciclistico), partiamo per uno degli itinerari più suggestivi.

Casole_22_Ott.2016_Foto_Cioli_Giordano (147)Il Tour delle Terre di Casole su strade bianche, in bici da trekking

lunghezza: 25 km

tempo: 3 ore circa

dislivello in salita: 376 m

fondo stradale: misto (asfalto /strade bianche/sterrati).

Questo giro a fondo misto racchiude in pochi chilometri scenari tra i più belli della Regione Toscana,

di quelli che vedi solo sui calendari “Paesaggi Toscani” in qualche bancarella turistica a Firenze. Si tratta di un anello entro i 30 km con qualche lieve saliscendi, che ha il pregio di sfruttare due grandi risorse: la rete stradale secondaria delle provinciali e vicinali, che grazie alla morfologia del territorio non presente rettilinei o strade a grande percorrenza e poi, alcuni tratti della gettonatissima via Francigena, nel suo corso in direzione del Castello di Monteriggioni, che sa immergerci nel silenzio di strade bianche e sterrati, riportandoci ai tempi in cui i pellegrini si guadagnavano l’accesso alla Città Santa.terre di casole bike hub 1

Fulcro attorno al quale gravita l’anello, è il borgo di Casole Val d’Elsa, Comune promotore del Terre di Casole Bike Hub, nei cui vicoli vale la pena sostare per ritemprarsi dei due o tre tornanti affrontati per arrivarci. E se l’andata si insinua per sentieri nei boschi, il ritorno è asfaltato e panoramico: si scende dolcemente dalla rocca del paese seguendo il crinale della collina e, se si è fortunati si possono scorgere daini, volpi e cinghiali. La partenza e l’arrivo sono previsti presso Gippo Bike, che per qualsiasi evenienza mette a disposizione anche un servizio di transfer.

Ma le Terre di Casole hanno molto altro da offrire al (ciclo)turista: antichi palazzi nobiliari come La Suvera proprietà del Marchese Ricci, oggi relais di lusso con ristorante gourmet per i palati più fini: la prima costruzione dell’edificio risale all’Alto Medioevo, ai tempi della Signoria di Siena e di Matilda de’ Franzosi, soprannominata la “Regina di Montemaggio” e molto probabilmente a lei è ispirato il nome “La Suvera”, ovvero la sourraine, la sovrana. Per i suoi corridoi e arredi preziosi sono passati papi e imperatori, uno tra tutti Giulio II, sì, quello della Cappella Sistina, che ne decretò il restauro e l’abbellì. Ogni stanza racchiude un briciolo di Storia, di quella con la esse maiuscola, ed è ispirata a un personaggio che vi soggiornò, come ad esempio – si dice – Napoleone Bonaparte.

Altra soluzione raffinata e rustica al tempo stesso è Borgo Pignano , agriturismo ricavato da un castello del XVIII secolo sorto a sua volta su un’antica residenza etrusca.

terre di casole bike hub 1

Questa tenuta offre attività di ogni genere, dai corsi di pittura e cucina alle passeggiate a cavallo, dalle escursioni in mountain bike alle sedute yoga, oltre ad avere una fattoria biologica e un orto biodinamico. Nel boschetto attorno alla tenuta, cui si arriva passando per la piscina infinity (il panorama delle colline toscane col mare sullo sfondo mentre si fa il bagno è un’esperienza che difficilmente lascia indifferenti), abbiamo avuto l’opportunità di assistere a una battuta di caccia al tartufo con segugio e tartufaio professionista.

terre di casole bike hub 1Qui dalle nostre parti dicono “Sei bugiardo come un tartufaio”, ci dice Alessio Bernini, presidente dell’associazione tartufai e addestratore di Pato, il cane che si occuperà di stupirci oggi: infatti chi trova tanto, nega sempre, chi scopre un posto dove si fa buona caccia non lo dice mai e la competizione è molto alta.

 

Pato è irrequieto e allegro, freme di impazienza, va trattenuto: lasciato libero, batte palmo a palmo il bosco, si insinua, si tuffa e riemerge dalla selva, poi abbaia e scava.

E a volte – non sempre – chi cerca, trova, o forse sì?

 

 

 

 

Reportage Claudio Mancini