Seconda parte del

Diario di viaggio di Massimo Franzosi in tandem dal Pakistan alla Cina.

dal Pakistan alla Cina in bici14/08/2014 Karimabad: Colazione tranquilla seduti ad un tavolo con tovaglia e posate; oggi non si pedala facciamo i turisti. Per la prima volta incontriamo un gruppo di turisti peraltro Italiani che stanno facendo a ritroso parte del nostro itinerario, solito scambio di informazioni e sensazioni. La giornata inizia con la visita del villaggio di Ganesh ora patrimonio dell’ Unesco [imperdibile] per la sua spettacolare architettura fatta di case molto basse con muri in pietra e fango. Raggiungiamo poi il forte Altit [da fare], anch’ essa residenza dei reali sino al 1974. Dal tetto si ammirano estensioni infinite di albicocche ad essiccare, che colori!

L’aria é così limpida che i colori delle vesti delle donne sembrano dipinti nel cielo. Passeggiamo tra frutteti e verdi coltivazioni strappate alle aride pareti delle montagne che ci circondano. In serata siamo spettatori della finale della Premier League di Unza, scarponi contro zappatori, ma il tifo non ha confini così anche noi ci facciamo prendere. Domani si pedala, letto presto.

pakistan in bici15/08/2014 Passu: durante la notte tuoni e lampi non lasciano presagire nulla di buono; alla sveglia infatti piove. Vestiti come marziani partiamo. I primi chilometri trascorrono bene ma ben presto si presentano lunghi tratti di sterrato causa frane. Continua piovere e questo accentua il pericolo infatti un sasso, neanche piccolo, precipita in strada ad un metro da noi.

Non perderti questo:   Eolie, il fascino delle isole del dio del vento in MTB

Dopo 20 chilometri ecco che la strada si impenna, sono al 18%, finiscono i rapporti inizia l’affanno

siamo ad oltre i 2600 mt di altitudine. Con fatica arriviamo alla sommità di una enorme frana che nel 2010 ha cancellato oltre 10 chilometri della KKH e ben due villaggi con relative vittime e lasciando oggi un enorme lago di color turchese. Per proseguire al momento non vi è altra soluzione che utilizzare un barcone che in un ora ci porterà sull’altra sponda, a Gulmit.

Anche se piove e le montagne si nascondono il paesaggio rimane comunque piacevole. Il villaggio di Gulmit dopo quattro anni è ancora quasi isolato. Lunghi tratti di sterrato mettono a dura prova il tandem ed il nostro “sopra sella”. Non ultimo per uscire dal paese dobbiamo attraversare diversi guadi creati dallo scioglimento dei vicini ghiacciai e che hanno cancellato parte dell’asfalto. Togliamo le scarpe, spingiamo, imprechiamo e soffriamo, l’acqua arriva al ginocchio non sentiamo più i piedi dal freddo…ma ne usciamo.

La strada ora migliora saliamo sino a 2711 mt. il meteo ci concede una tregua, anche se le montagne rimangono nascoste. Per fare 46 chilometri ci mettiamo 5 ore!

Anche se abbiamo una meta, non si può venire in Pakistan senza fare qualche escursione, del resto siamo nel Paese con la più alta concentrazione di montagne che superano i 7000 mt.

Decidiamo così di fermarci 2 notti.

dal Pakistan alla Cina in bici

Note: si può viaggiare sempre in corto, ma quando ci si ferma in un villaggio é buona norma coprirsi le gambe e meglio, se anche le braccia. Sono molto tolleranti e per questo é bene rispettarne le usanze.

16/08/2014 Passu: oggi escursione di 4 ore sino alla base del ghiacciaio Passu Glacer [piacevole].

Il sentiero é abbastanza facile ed intuibile anche senza guida. Vorremmo fare molto di più, ma ci dobbiamo accontentare per il timore di stancarci troppo e pagarla poi nei giorni successivi. N.B: Passu Glacer da NON fare in caso di pioggia o forte vento causa frane. Se avete tempo e voglia è  preferibile fare il trek del lago Borit e da li salite sino ad un bel vedere sopra Passu Glacer.

 17/08/2014 Sost (2.280 mt): nella notte si scatena un violento temporale e al risveglio con sorpresa un raggio il sole illumina le pendici ammantate di neve fresca. Siamo ad oltre 2600 e l’aria si fa frizzante.

Lasciamo la Valle del Gojal con i suoi villaggi di pastori e le loro “case” di pietra e fango.

La strada scende in una valle strettissima, quasi a lambire il fiume Hunza. Su di noi pareti verticali di sedimenti instabili i cui segni sono ben visibili anche a terra per la presenza di numerosi sassi precipitati. Nel pomeriggio si alza un forte vento e pioggia a catinelle. Raccogliamo qualche notizia, al passo nevica! Ci informano inoltre che per i prossimi chilometri non ci sono strutture pertanto dobbiamo essere autonomi in tutto, siamo anche isolati telefonicamente e come sempre il villaggio in cui soggiorniamo è senza corrente elettrica, sembra di tornare indietro di 100 anni. Siamo partiti con molta umiltà e oggi a meno di 100 chilometri dal Khunjerab Pass, meta virtuale del nostro Viaggio, siamo ancora più incerti.

Note: acqua in bottiglia e cibo si trovano ovunque. La dieta varia solo nelle diverse associazioni tra pollo, riso, verdure e uova. Se avete tempo però nei bazar potete trovare anche pomodori, cetrioli, patate ecc. La frutta non si compra perché si possono raccogliere mele e albicocche ovunque. Colazione con latte, the, uova e porridge.

18/08/2014 Dih (3.345 mt) > Sost: oggi doveva essere l’ultima tappa di avvicinamento, ma raggiunto il posto di controllo di Dih a quota 3170, la Polizia ci costringe a tornare al villaggio da cui siamo partiti perché per disposizione del governo cinese le bici non possono attraversare la “terra di nessuno” tra Pakistan e Cina. Insistiamo ma non cedono. Non possiamo rinunciare alla sfida, così prendiamo un mezzo privato che ci aspetterà al confine pakistano e da li ci porterà sino alla dogana cinese di Tashkurgan.

Nota: Non fidatevi delle notizie raccolte in Italia o da Province Pakistane lontane, valgono solo quelle raccolte sul posto ed in tempo reale. Bisogna avere molta pazienza e flessibilità del resto non c’è margine di trattativa.

19/08/2014: Khunjerab Pass (3.734 mt): la dogana apre tardi, ma noi siamo in fermento.

Sbrigate le formalità, la polizia si accerta che la bici sia caricata su di un mezzo da loro autorizzato. Ripercorriamo parte della strada fatta ieri e come “clandestini”, una volta superato l’ultimo controllo di polizia, scarichiamo il tandem e pedaliamo! Il nostro complice (autista) ci aspetterà in cima al Passo. Siamo a circa 3100 mt e a 48 km dalla vetta. Il paesaggio si fa sempre più austero e le rocce assumono il colore nero da cui deriva il nome Kara Koram.

Il cielo é di un blu turchese che anche gli occhiali da sole stentano a filtrare. Intorno a noi svettano alte cime imbiancate dalle recenti nevicate; tra queste si eleva proprio su di noi il Quarum Koh (7164 mt). Il Kunjerab é anche un Parco naturale ed infatti riusciamo a vedere numerose marmotte e camosci. Sino ai 4000 mt le pendenze sono accettabili, la pedalata é agile e reagiamo bene. Giunti ai 4100 inizia per entrambi un forte mal di testa. Ai meno 12 km dal passo la velocità scende a 10 poi a 9 sino a 8 km/h, siamo al limite di una camminata veloce! Il respiro non é tanto affannoso ma non arriva ossigeno ai muscoli che tendono ad indurirsi! Inizia il formicolio alle mani e le labbra si gonfiano. Mancano 5 km, le pendenze sono importanti anche se “alleggerite” da una serie di 17 tornanti, ma la fatica é disumana. La testa sembra esplodere, i pensieri e le parole, quelle poche che pronunciamo, sono confuse e ovattate. Mancano 2 chilometri, la strada spiana e da lontano vediamo il ceck point di confine. Ci sfioriamo la mano, siamo senza energie ma ora possiamo dire di esserci riusciti, siamo a quota 4.734 mt.

Il freddo è atroce, le energie finite, la testa da un momento all’altro esploderà!

Con sorpresa notiamo che non c’e’ un cartello che indichi il nome e l’altitudine, chissà perché? Peccato!

Facciamo un paio di foto veloci e poi come “carbonari”, di nascosto ed in tutta fretta, carichiamo il tandem sul fuoristrada…. destinazione Cina.

Superati i meticolosi controlli imbocchiamo la KKH giù lungo la Mintaca Valley direzione Pamir che spettacolo!

dal Pakistan alla Cina in bici

Siamo stravolti vorremmo dormire, ma é impossibile assopirsi. L’altopiano sembra un campo da golf senza confini dove pascolano yak e capre. Qui vi abitano principalmente tagiki wakhi con le loro tipiche yurte. Ad occidente si ergono le alte cime del Tagikistan anch’esse innevate quasi a formare una corona imperiale maestosa ed irraggiungibile. Forse la carenza di ossigeno mi sta giocando brutto scherzi….. Oltre alla fatica ed al fatto che siamo a 3200 mt bisogna aggiornare di 3 ore in avanti l’orologio, prendiamo una stanza e sveniamo nel letto.

Note: Da Dih a Tashkhkurgan (180 km) non ci sono strutture per dormire e/o mangiare. Se cambiassero le disposizioni governative calcolate bene i pesi, le distanze ed il METEO.

Non sottovalutate il METEO!