I tanti incidenti durante l’estate in montagna e i numerosi interventi per turisti in difficoltà, hanno indotto una volta in più i soccorritori ad invitare alla prudenza, all’attenzione e a percorrere sentieri e affrontare difficoltà in base al proprio grado di preparazione atletica e fisica. In particolare tanti gli interventi mirati ad aiutare un nuovo tipo di turista, gli alpiciclisti.

Inesperienza, scarsa prudenza, equipaggiamento inadeguato e sopravvalutazione dei propri mezzi: sono alcune delle principali cause alla base dei numerosi incidenti e richieste di aiuto. Tanti i vacanzieri in difficoltà con la e- bike, infatti molti una volta saliti su queste più “facili” biciclette pensano di poter andare ovunque perché si riesce più agilmente a salire in quota, il problema si fa serio quando però si deve scendere a valle. La discesa su sterrato rappresenta un serio rischio: è sufficiente una frenata sbagliata per cadere e infortunarsi.

Il boom di e-bike ha creato molti più incidenti un po’ ovunque, tanto che in Svizzera il prossimo 23 settembre si deciderà se la Confederazione svizzera debba essere coinvolta nella promozione della rete ciclabile e questo sarà oggetto di una consultazione popolare. Si tratta infatti di una modifica costituzionale che prevede che la Confederazione sia coinvolta ma non obbligata a sovvenzionare le piste ciclabili dei singoli cantoni e comuni, che dunque manterranno la giurisdizione sulla loro rete ciclabile. In molti sperano però la Confederazione, visto che la bici si appresta a entrare nella Costituzione svizzera, si impegni nella realizzazione di piste ciclabili, così come fa anche per i sentieri e i cammini pedonali. Se da un lato la bici fa bene alla salute e all’ambiente, il traffico ciclistico è l’unico settore nel quale il numero dei feriti e dei morti negli ultimi anni è cresciuto. Una buona rete ciclabile, al centro del dibattito costituzionale in Svizzera, dovrebbe, secondo i nostri confinanti, aiutare ad evitare gli incidenti. Dove il traffico viene decentrato, la circolazione automobilistica, ciclistica e pedonale si intralciano meno.
In Europa 250 milioni di persone usano la bici, e un incidente mortale su 12 coinvolge un ciclista (dati Commissione Europea), in Italia 4 milioni di persone “pedalano”, cioè il 6% della popolazione e nel 2017 ci sono stati 56 morti per milione mentre in Europa 9 e 16mila feriti.

Nessun decreto legge e codice della strada ci può venire in aiuto se non iniziamo dal rispetto per tutti gli utenti della strada e dei sentieri e facciamo un po’ i conti anche sulle nostre capacità di andare in bicicletta!
Le nostre strade sono pericolose per la grande concentrazione di traffico, la velocità e talvolta l’imprudenza degli automobilisti.
Qualche raccomandazione per chi viaggia in bici: fatevi vedere (luci, giubbino catarifrangente), usate protezioni come il casco, non pedalate in gruppo, state in carreggiata, fate vedere (con le braccia) dove volete andare.
Se poi le amministrazioni comunali si facessero promotrici di creare un contesto urbano a misura di bicicletta non guasterebbe!
Vedi anche il nostro articolo su Share the road, strade più sicure per tutti.

Poi c’è chi muore in bici per un attacco terroristico. Ad inizio agosto hanno perso la vita due cicloturisti americani, Jay e Lauren. Stavano facendo il giro del mondo in bicicletta, volevano conoscere il mondo su due ruote, e stavano raccontando le loro avventure su un blog. La coppia americana aveva attraversato 24 nazioni in tre continenti diversi. Nel 369 giorno della loro avventura, mentre erano insieme ad altri due ciclisti europei, una vettura li investe a tutta velocità inoltre il mezzo fà un’inversione per infierire sulle vittime. Si tratta del primo attacco terroristico rivendicato ufficialmente dall’Isis nella zona del Tagikistan. I quattro ciclisti hanno perso la vita nel distretto di Danghara, 150 chilometri a sud della capitale Dusanbe.