14,2 miliardi di euro, il 24% del mercato travel complessivo, questo è il dato fornito da una ricerca sullo sviluppo dei servizi turistici digitali presentato alla Fiera di Rimini TTG Incontri da Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano (www.osservatori.net). Cresce dunque il valore della componente digitale sul mercato italiano (+8%, in linea con gli ultimi due anni), che comprende anche la spesa dei turisti stranieri, raggiungendo ormai un quarto del totale del settore. Il mondo dei trasporti raccoglie ancora il 61% del mercato, seguito dalle strutture ricettive che salgono al 29% e dai pacchetti viaggio con il 10%.


Cosa vuol dire? Che ogni 100 prenotazioni nelle strutture italiane, 46 sono effettuate tramite contatto diretto (email, sito o al banco), 36 tramite online travel agencies o portali di home sharing. L’82% delle transazioni è ancora effettuata da pc e tablet (+3% sul 2017), ma il dato più interessante è che il tasso di crescita (+46%) sui dodici mesi è segnato dallo smartphone. L’incidenza degli acquisti da smartphone sulla spesa digitale in ambito turismo supera il 18% e si attesta intorno ai 2,5 miliardi. La sharing economy nell’accomodation rappresenta quasi un terzo del giro d’affari digital. Inoltre l’86% dei turisti digitali usa almeno un’app durante il viaggio creando nuove opportunità di engagement.


La nuova tendenza dice che i clienti richiedono a tutti gli attori della filiera un’esperienza online sempre più fluida e personalizzata sulla quale però l’offerta si trova spesso in ritardo. Il dato del tasso di abbandono dei carrelli durante la visita a siti e aggregatori calcolato dall’Osservatorio eCommerce B2c è il seguente: il 44% dei visitatori esce immediatamente dal portale, tra chi rimane, il 76% abbandona subito dopo la ricerca del prodotto o del servizio e solo l’1,6% perfeziona l’acquisto.

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L’86% del turista digitale italiano usa internet per prenotare, l’83% per cercare informazioni, un terzo dei viaggiatori condivide l’esperienza in rete al termine del viaggio (33%) o scrive una recensione (36%).
Guardano il quadro generale, l’intera filiera, dai tour operator ai network di agenzie, sta lavorando sul settore più in crescita, ovvero quello delle attività in destinazione (attività culturali, sportive, ristorazione, corsi, …). Quasi la metà delle 77 imprese innovative italiane (start up) ha come area di business principale quella delle attività in destinazione.

A chiosa di questo studio parliamo di biciclette. Il settore cicloturismo, è in linea con il turista in senso lato. Il cicloturista usa internet sia nella fase precedente il viaggio in bicicletta che durante o dopo lo stesso. Per un numero sempre maggiore di turisti le novità in campo digitale aggiungono valore all’esperienza di contatto con la natura offerta da questo tipo di viaggio.
Inoltre secondo un recente studio di Legambiente l’insieme degli spostamenti a pedali genera in Italia un fatturato superiore ai sei miliardi di euro, inteso come somma della produzione di biciclette e di accessori, delle vacanze su due ruote e delle ricadute positive generate dall’utilizzo della bicicletta in sostituzione di mezzi a motore (come ad esempio in termini di risparmio di carburante, minore spesa sanitaria e riduzione di emissioni nocive). Il solo cicloturismo incide per circa due miliardi di euro: un dato importante ma ancora distante da cifre come quelle che fanno segnare Germania e Francia, ai vertici in Europa con rispettivamente 11,37 e 7,49 miliardi di euro. Il valore potenziale è, però, probabilmente molto superiore, come dimostra un’analisi di Confindustria-ANCMA e The European House Ambrosetti sul valore delle due ruote, che ipotizza un valore potenziale del cicloturismo italiano di circa 3,2 miliardi di euro.