In Francia è stata presentata una proposta congiunta da parte di più Ministri, che prevede dopo dieci ore di formazione il rilascio di una patente per giovani ciclisti. A New York, invece, la patente e il casco per andare in bici sono diventati obbligatori al fine di contrastare i tanti incidenti stradali. E In Italia che succede?
Anche nel Belpaese è piaciuta l’idea francese, ovvero rilasciare una mini patente per una maggiore sicurezza (anche se è ancora tutto da progettare).
Mentre sul casco c’è ancora da lavorare. In Europa, già diversi Paesi prevedono l’obbligo, ma solo per i bambini. In Italia, il nuovo Codice della Strada avrebbe dovuto introdurre una normativa simile ma alla fine, come spesso succede, non se n’è fatto nulla. Ci ha pensato il Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro (CNEL) a presentare, già lo scorso settembre, un disegno di legge per reintrodurre l’obbligo del casco: questa volta anche per gli adulti. Ce la farà anche l’Italia?
Per le bici elettriche, invece, targa, casco e assicurazione dovranno essere obbligatorie. A chiederlo è il Ddl, a modifica del decreto legislativo 1992, n. 285 in materia di circolazione dei velocipedi, presentato dal senatore De Bertoldi (in fase di valutazione). Visto l’aumento esponenziale di bici elettriche, simili a motorini, l’intervento diventa urgente. Il disegno di legge lo dice forte e chiaro: un contrassegno ad hoc da apporre sul telaio, da applicare sui lati o posteriormente, oltre a una targa posteriore, contenente i dati di immatricolazione. Basterà a migliorare la circolazione?


Se De Bertoldi ha pensato bene di dare un “colpo di pedale” alla questione delle elettriche, il Senato ha approvato definitivamente la legge Decaro/Gandolfi che per la prima volta in Italia assegna allo Stato e al MIT il compito di sviluppare la mobilità in bicicletta, con un budget iniziale di 500 milioni di euro. Insomma una gruzzoletto importante per un tema che non è mai stato tanto a cuore.
Nella sua ampiezza la legge quadro ha come obiettivo quello di promuovere l’uso della bicicletta come mezzo di trasporto sia per l’utilizzo quotidiano che per il tempo libero, al fine di migliorare la mobilità urbana, rendendola più sostenibile. Ma non solo. Tra i punti chiave ci sono la valorizzazione del territorio e i suoi beni culturali, lo sviluppo dell’attività turistica, maggiori benefici per la salute. Sono tutti coinvolti: Stato, Regioni, enti locali, ognuno nell’ambito delle proprie competenze.
La legge n. 2 del 2018 introduce nell’ordinamento la definizione normativa delle ciclovie e delle reti cicloviarie e la loro classificazione. Si introduce anche l’adozione di un Piano generale della mobilità ciclistica (PRMC), di durata triennale e articolato in due specifici settori di intervento: lo sviluppo della mobilità ciclistica in ambito urbano e metropolitano e lo sviluppo della mobilità ciclistica su percorrenze definite a livello regionale, nazionale ed europeo. Individuate le ciclovie di interesse nazionale che costituiscono la Rete ciclabile nazionale denominata “Bicitalia”, una rete di ciclabili e infrastrutture su tutto il territorio che dovrà essere integrata con la ciclabile transeuropea “EuroVelo”. Tra le caratteristiche della Rete Bicitalia si prevede: che abbia uno sviluppo complessivo non inferiore a 20.000 km e sia articolata su itinerari su tutto il territorio nazionale; la sua integrazione e interconnessione con le reti infrastrutturali a supporto delle altre modalità di trasporto, nonché con le altre reti ciclabili presenti nel territorio; la continuità e l’interconnessione con le reti ciclabili urbane, anche attraverso la realizzazione di aree pedonali e zone a traffico limitato, nonché attraverso l’adozione di provvedimenti di moderazione del traffico.