Due mesi di chiusura totale, prenotazioni annullate fino a fine anno, confini chiusi, come potrà ripartire il turismo italiano? Nel decreto Rilancio la risposta del Governo si chiama “Bonus vacanze”, una misura predisposta dal ministero dei Beni culturali e del turismo guidato da Dario Franceschini, che vale 2,4 miliardi di euro. In totale i miliardi che verranno messo in campo per il turismo sono 4. Tra le cose certe è che quest’anno si viaggerà di meno e le vacanze saranno made in Italy. Non mancano fondi anche per la promozione turistica del Paese a cui vengono assegnati  20 milioni di euro, per una campagna Enit. Per chi aveva prenotato e non è potuto partire a causa del lockdown, viene esteso da 12 a 18 mesi il termine per usufruire dei voucher ricevuti a compensazione dei viaggi annullati. E’ inoltre stato istituito un fondo da 25 milioni per sostenere le agenzie di viaggio e i tour operator che hanno subito perdite, mentre le imprese e gli operatori turistici, con un fatturato fino a 5 milioni di euro, riceveranno un contributo a fondo perduto per il 2020 per un importo proporzionale alla riduzione del fatturato tra aprile 2019 e aprile 2020. Per i Comuni che hanno subito mancati introiti derivanti dalla tassa di soggiorno c’è un fondo ristoro da 100 milioni.

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Bonus vacanze che cos’è

Per trovarlo bisogna andare all’articolo 183 del decreto Rilancio, e prevede un bonus di 500 euro per le famiglie di almeno tre persone, 300 nel caso di nuclei di due persone e 150 euro per i single. Vale per le spese sostenute nel periodo dal 1 luglio al 31 dicembre, e ne possono far richiesta i nuclei familiari con reddito ISEE non superiore ai 40 mila euro. Il bonus diventa credito che viene corrisposto per l’80% sotto forma di sconto direttamente dalla struttura turistica in cui si soggiorna, mentre il restante 20% può essere portato in dichiarazione dei redditi come detrazione fiscale. Le strutture ricettive potranno cedere il credito ai propri fornitori privati, agli istituti di credito o agli intermediari finanziari.

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Mancano risposte su come ripartire

Dobbiamo ripartire ma come si può ripartire? Federalberghi lancia un grido d’allarme, nelle dichiarazioni sostengono che la stagione è fortemente compromessa non solo per il Covid19 ma anche per le linee guida Inail predisposte dal Governo per contenere il contagio dal virus. Federalberghi stima che il 30% delle strutture ricettive quest’estate non riaprirà, il 2020 chiuderà con perdite tra il 60 e il 70%, pari a 17 miliardi di euro di fatturato. Critiche anche sul bonus vacanze poiché servirebbe a stimolare la domanda ma sarebbe inutile visto che si lascia morire l’offerta. Lamentano la mancanza di protocolli per riaprire e il comitato tecnico scientifico non ha accettato quelli predisposti da Federalberghi.
Forte preoccupazione anche nelle note stampa di Confindustria Alberghi dopo il dl Rilancio. Si mette in luce che questo momento il comparto sta ancora lottando per garantire la sopravvivenza stessa delle imprese completamente ferme dallo scorso mese di febbraio. Stiamo parlando di oltre un milione e mezzo di famiglie. Il 96% dei lavoratori del settore in questo momento è a casa in cassa integrazione. “Solo se le aziende saranno rimesse in condizioni di ripartire sarà possibile richiamare questi lavoratori in servizio. Solo se avremo dei protocolli operativi, un regime delle responsabilità chiaro e non vessatorio, un reale sostegno alla liquidità, eliminazione delle imposte che gravano sugli immobili ad uso alberghiero. Solo allora sarà possibile pensare ad accogliere gli ospiti che potranno usufruire del bonus vacanze” – si legge nella nota di Confindustria.
Chiare proteste da chi lavora tramite le piattaforme online, escluse dal beneficio del bonus vacanze. Inoltre viene chiesta una semplificazione della misura: la distribuzione di voucher vacanza alle famiglie da utilizzare in tutte le strutture ricettive ed alloggi ad uso turistico.
Gli stranieri non verranno in vacanza in Italia quest’anno, nessuna prospettiva per l’apertura dei confini. Nel frattempo vengono progettati corridoi ad hoc fra Austria, Germania, Repubblica Ceca, Slovenia e Croazia. Se ne lamentano gli operatori turistici altoatesini ma anche quelli veneziani, una situazione spiegano che condannerebbe il turismo nel nostro Paese e costerebbe una gravissima diminuzione del fatturato, nonché la perdita di milioni di posti di lavoro. I ristoratori veneziani chiedono il prolungamento degli ammortizzatori sociali per i dipendenti (cassa integrazione, FIS, ecc.) fino a marzo 2021, una liquidità alle imprese, la garanzia statale sui finanziamenti ma che al tempo stesso le banche la possano concedere realmente e immediatamente, snellimento delle pratiche di rimborso dei danni subiti dall’acqua alta del 12 novembre 2019 e sospensione, per tutto il 2020 e 2021, di ogni leasing o finanziamento o prestito accesi per finanziare investimenti legati all’oggetto dell’attività; moratoria sugli affitti, crediti di imposta, riduzione delle tasse, azzeramento delle tasse comunali per tutto il periodo di lock-down, sburocratizzazione. I confini vanno aperti fra tutti gli Stati dell’Unione Europea, al migliorare delle condizioni epidemiologiche. Su questo punto si era espresso anche il Presidente Conte sottolineando che accordi bilaterali, che creano flussi turistici privilegiati, sarebbero la distruzione del mercato unico europeo, e per questo non accettabili.