E’ stata la vincitrice dell’edizione 2019 dell’IGRAW (Italian Green Road Award), l’Oscar italiano del cicloturismo, la “Ciclovia del fiume Oglio” in Lombardia, offre un percorso di oltre 280 chilometri tra le province di Brescia, Bergamo, Cremona e Mantova, 1.883 metri la quota di partenza del Passo Tonale, 21 metri la quota di arrivo al Ponte di Barche a San Matteo delle Chiaviche, 1.862 metri il dislivello, il 70% del percorso è su asfalto e il 30% è percorso sterrato. Fin qui i dati, quello che non dicono però è la magia di un percorso in luoghi fatti di storia, di arte, di natura, tutto inglobato in tanti scenari diversi. La ciclovia dell’Oglio è anche un progetto di larghe vedute ed intese nato dalla sinergia tra la Comunità montana di Valle Camonica – Parco Adamello, la Comunità montana del Sebino bresciano, la Comunità montana dei Laghi bergamaschi, il Parco regionale dell’Oglio Nord e il Parco regionale dell’Oglio Sud.
Alle porte della nuova edizione dell’Igraw, quella del 2020, noi di Viagginbici.com siamo andati a provare questa lunga ciclabile.


Ponte di Legno (Brescia)

Il mio viaggio inizia qui in Valle Camonica, con una visita al borgo di Bienno (uno dei borghi più belli d’Italia) dove il tempo si è fermato. Antichi mestieri rivivono in un piccolo centro che sembra un museo all’aperto. La macina del frumento e la fucina dove i fabbri battono il ferro, proprio come nel 1400.

Dalla storia alla montagna, quella di Ponte di Legno famosa per le sue piste innevate, ma anche per la sua accoglienza tra cene eleganti e bartander moderni. Da ricordare, per chi arriva dal Trentino è possibile caricare la bicicletta sulla cabinovia che collega Ponte di legno al Passo del Tonale. Da Ponte di Legno tra cavalli in corsa, greggi di pecore e il ghiaccio mattutino, si percorre il tratto fino a Vezza d’Oglio e poi ci si spinge più in là a Capo di Monte. Qui merita una visita il parco nazionale dei Massi di Cemmo, sito Unesco di arte rupestre. La ciclabile congiunge poi Breno (tra le altre si passa accanto al santuario di Minerva) – Darfo Boario Terme (il Castello del Gorzone).


Lago d’Iseo o Sebino

Il tracciato passa poi lungo la sponda orientale del lago d’Iseo. Prima tappa Pisogne dove si può fare una visita alla Chiesa di Santa Maria della Neve, dove è conservato un ciclo di affreschi del Romanino. Da qui la ciclabile prosegue per Toline – Vello di Marone (spettacolare e suggestiva la ciclopedonale che utilizza la vecchia strada costiera in disuso da anni) e Sulzano.

Da Sulzano con il traghetto è possibile visitare Monte Isola dove non è consentito l’accesso alle auto. Anche questo paese di pescatori e contadini è tra i Borghi più belli d’Italia. Una visita alla Pieve di Iseo e una pausa alla Riserva Naturale delle Torbiere accompagnano i ciclisti in questo viaggio nella conoscenza dei territori, e poi ancora più oltre verso Paratico e Bredasole. Dopo aver percorso il tratto montano l’Oglio arriva nella pianura padana dopo aver raccolto le acque degli affluenti. Si getta nel Sebino costeggiando la Franciacorta. Palazzi, castelli e dimore nobiliari nel paesaggio rupestre si stagliano come gemme. Ed è un susseguirsi di suggestioni: Capriolo, Torre Pallavicina, Soncino, Bompensiero, Monasterolo di Robecco d’Oglio.

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Parco Oglio Sud

Campi coltivati e qualche cascina solitaria, il muoversi lento del fiume, la pace della campagna interrotta dal calpestio dei cavalli, da qualche muggito e dal correre veloce delle lepri e più in là i fenicotteri. Tutto fermo in una immobilità serena che porta l’Oglio nel suo tratto finale verso l’abbraccio con il maestoso Po. A Ostiano merita una visita il Teatro e Piazza Castello, e se potete passate anche a Isola Dovarese, famosa per il suo palio rievocazione storica del matrimonio trecentesco tra Filippino Gonzaga e Anna Dovara. E poi di corsa la ciclabile ci conduce da Calvatone alla Riserva Naturale Le Bine dove abbiamo assistito ad un Bioblitz autunnale. Si tratta di evento di educazione naturalistica e scientifica che consiste nel ricercare, individuare e possibilmente classificare tutte le forme di vita. E poi via di nuovo in bici fino alla foce dell’Oglio per un passaggio sul Ponte di Barche, senza dimenticare la centrale termica sede dell’Ecomuseo Terre d’acqua tra Oglio e Po.

Alcune note

Sono davvero tante le cose da vedere lungo il fiume e nell’entroterra. Vi inseriamo qualche spunto da cui partire. Il primo riguarda Girolamo Romanino, siamo nel quarto decennio del 500 e il pittore lascia il suo segno nelle tre chiese civiche di Pisogne, Breno e Bienno. Oppure la Domus del labirinto di Calvatone, casa romana di Bedriacum centro nato nel II secolo a.C. e rimasto in vita fino al V sec. d. C.. Le incisioni rupestri, i castelli romanico – longobardi, la Riserva naturale delle Torbiere del Sebino, a Iseo la Pieve di Sant’Andrea che contiene un dipinto di Hayez e l’ex cappella vescovile di S. Silvestro con la sua “danza macabra”. E per il cibo? Per ristorarsi vi consigliamo i formaggi (ottimo il rosa camuna) e i salumi, ma soprattutto gli sciatt (frittelle ripiene di formaggio), la spongada (un dolce morbido ricoperto di zucchero), i ravioli di zucca, oppure i casonsei (tortelli a mezza luna ripieni di carne). Ma c’è anche qualcosa in più. Ogni esperienza incide nel cuore luoghi ma anche volti. Io conserverò in memoria la simpatia e la professionalità delle persone che hanno percorso con me questo viaggio, le immagini delle tante ricchezze che questo territorio offre anche ad un viandante distratto, i colori e le armonie di paesaggi così diversi ed ugualmente affascinanti. I sapori e i profumi, che vi invito a provare. Grazie a Massimo, Pietro, Alessandro, Eros, e alla compagnia di Gabriele e Germana. Come avrete capito questi sono solo appunti di viaggio, ci sono tante cose che non siamo riusciti a vedere, promessa è fatta dobbiamo tornare!
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