Non abbiamo visto troppi cartoni animati o stare a casa ci ha fatto viaggiare nel regno della fantasia, stiamo parlando di cose reali. Le ciclabili pop – up esistono e non sono di carta, come quelle che fuoriescono dai libri tridimensionali per bambini e non sono nemmeno quelle finestre pubblicitarie che appaiono sullo schermo del computer durante la navigazione. Qui stiamo parlando di infrastrutture leggere ed economiche, ottenute delimitando provvisoriamente parte della carreggiata esistente con semplice attrezzatura da cantiere e vernice, permettendo così di aprire un corridoio di sicurezza alle biciclette, aumentandone anche l’efficienza e la velocità. Insomma una rete di mobilità d’emergenza che consentirebbe in tempi rapidi di dare un’alternativa a mezzi pubblici affollati che in tempi di “fase2 da covid” non sono davvero il mezzo ideale per spostarsi. La bici come sapete garantisce una certa distanza tra persone, è all’aria aperta e non inquina.
Ma non ci stiamo inventando niente di nuovo. La prima città a riconoscere il ruolo delle ciclabili temporanee come arma contro il contagio è stata Bogotà, già da metà marzo. Non per parlare difficile, ma il “social distancing” garantito dalla bicicletta ha fatto sì che nelle città del mondo si stiano diffondendo queste ciclabili temporanee.


Le amministrazioni e i Governi del mondo stanno investendo su queste. Ad esempio in Nuova Zelanda il Governo garantisce alle amministrazioni che ne facciano richiesta il 90% dei costi necessari. Oakland ha creato una rete da 74 miglia di strade chiuse al traffico motorizzato. In Canada a Calgary le carreggiate hanno cambiato destinazione, a Minneapolis, nel Minnesota, le ciclabili pop – up fanno il loro ingresso già nel 2016 e sono delimitate da fioriere che si spostano a seconda della necessità. E negli States si stanno attivando in questo senso, anche New York e Chicago, ad esempio.
Nuove e temporanee piste ciclabili stanno nascendo a Berlino e Budapest ha adattato al traffico ciclistico i principali assi viari della città. Anche Parigi vuole essere pronta a ripartire e sta predisponendo una rete ciclabile d’emergenza.
Anche in Italia qualche città ha capito che ci si deve muovere in questa direzione. Milano ha chiesto incentivi governativi per le bici elettriche e promesso che si occuperà della viabilità adatta, a Torino si sta valutando che controviali e le aree intorno alle scuole, siano destinati a ciclabilità e micromobilità. Ma sono ancora episodi isolati e si ha l’impressione che non si abbia messo in atto un diverso futuro approccio alla mobilità.

Legambiente e le altre associazioni che promuovono la mobilità attiva, hanno scritto al Governo centrale ribadendo la necessità di reti ciclabili d’emergenza per superare al meglio la Fase 2. Da più parti si sollecita una mobilità alternativa e “green”, sperando nell’attuazione di reti di mobilità di emergenza e al ricorso ai 255 milioni stanziati dal Decreto Clima per sbloccare incentivi e bonus alla mobilità sostenibile.