Trieste in bicicletta da Piazza Unità al Castello di Miramare

molo audaceIn direzione ostinata e contraria. Può capitare di viaggiarla così la città della bora. Perché Trieste è un posto d’acqua, di terra e d’aria, dove la brezza marina può trasformarsi in vento gelido che arriva fino ai 170 chilometri all’ora. Eppure per gran parte dell’anno la costa triestina gode di un clima mediterraneo, poco umido, mite e soleggiato, simile al Sud della Francia. La bora per i triestini è molto più spesso lo stuzzicante “borin”. Di rado è la temuta “boraza”. E il sole splende per 300 giorni all’anno nel capoluogo giuliano, con una temperatura media annuale di 16 gradi.

È in un giorno luminoso che proprio a Trieste, lo scorso primo giugno, si chiudeva la ventunesima e ultima tappa del 97esimo Giro d’Italia. Un gran finale alla velocità della bora per i ciclisti in piazza Unità d’Italia, ottimo punto di partenza anche per i turisti slow che si mettono in sella per conoscere la città. Con i suoi 12.280 metri quadrati si tratta della piazza aperta sul mare più grande d’Europa. Una bellezza asburgica in una città portuale e di confine che è riduttivo definire italiana. 

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Per una passeggiata in bicicletta piacevole e ammirare Trieste coi suoi flutti si può iniziare dal caffè per arrivare al castello di Miramare, due simboli della città.

Accanto allo splendido palazzo del Municipio e il suo torrione con orologio, in piazza Unità c’è il Caffè degli Specchi, storico salotto cittadino, dal 1839. Habitué ai suoi tavoli James Joyce, Italo Svevo e Franz Kafka. Ordinare un caffè qui è tutto un programma. Il legame secolare tra Trieste ed espresso si racchiude in tante sfumature. C’è il caffè in tazza e in bicchiere. Chi vuole l’espresso deve chiedere “un nero”, mentre per chi prende generalmente il cappuccino, per non ritrovarsi con un macchiato in tazzina, va ordinato un caffelatte.  

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Dal molo Audace, di fronte alla piazza, fino al castello di Miramare, il tragitto in bici è breve – circa 9 chilometri – ma molto suggestivo.

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Tappa obbligata, sulla Riva Tre Novembre, è il Canal Grande, realizzato a fine Settecento dal veneziano Matteo Pirona. È un tuffo inatteso nella Serenissima, una via navigabile che porta dritti alla neoclassica chiesa di Sant’Antonio Taumaturgo, passando per un altro locale storico, il caffè Stella Polare, e il tempio serbo-ortodosso della Santissima Trinità e di San Spiridone. Questa commistione di stili, concentrati in un unico spazio, è l’anima di Trieste. Edifici così diversi convivono armonicamente, custoditi dalla statua di James Joyce, affacciata sul Ponte Rosso.

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Procedendo verso la stazione centrale si supera il giardino di piazza della Libertà per raggiungere il viale Miramare, la lunga strada costiera che porta fino all’omonimo castello.La strada è asfaltata e trafficata, su pista ciclabile protetta solo a tratti. L’intero percorso non è impegnativo, ma in alcuni punti la pendenza cresce dalla media dello 0,7 per cento al 28 per cento.

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A metà cammino inizia la pineta di Barcola, una fitta nuvola di pini marittimi. I triestini, nella bella stagione, li usano come fossero ombrelloni nelle giornate passate al sole sulla lunga terrazza di porfido che arriva fino al castello. Quest’area è frequentata per tuttol’anno. Da joggers, ciclisti e sportivi d’inverno, mentre nei mesi estivi diventa la spiaggia più frequentata della città, con bagni e chioschi affollatissimi sia da giovani che dagli anziani più affezionati.

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La vista sul golfo da questo angolo di città è magica. E pare che il primo ad accorgersene sia stato Massimiliano d’Asburgo, fratello dell’imperatore Francesco Giuseppe. L’arciduca d’Austria ne rimane a tal punto abbagliato che sul promontorio di Grignano compra diversi terreni nel 1855, e finisce per costruirvi una residenza che sembra uscita da un libro di favole: il castello di Miramare.

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Un palazzo regale coronato da 22 ettari di parco, in un tripudio di piante rare e un’area marina protetta, diventata oasi del WWF. Di fronte a tanta bellezza non potete che parcheggiare la bicicletta e proseguire a piedi. Il regolamento parla chiaro: l’unica alternativa qui è condurre la bici a mano.